Vittorio Feltri non può certo essere considerato celebre per i suoi toni politcally correct. Il direttore di Libero, quando c'è da esprimere un'opinione, non si trincera dietro frasi di circostanza o parole banali. Questo, molte volte, urta diverse sensibilità e genera un considerevole rumore a livello nazionale. Che lo faccia attraverso scelte particolarmente aggressive per i titoli della prima pagina del suo giornale (Libero), o tramite i social networrk, cambia poco. L'effetto è lo stesso. Stavolta l'oggetto delle sue invettive sono i giovani e giovanissimi che, venerdì 15 marzo, sono scesi in piazza per provare a sensibilizzare il mondo sulla necessità di 'darsi una regolata' per tutelare l'ambiente in funzione di chi arriverà nelle prossime generazioni.

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Una straordinaria dimostrazione di sensibilità e partecipazione per tantissime persone, tutt'altro per Vittorio Feltri. La manifestazione di dissenso arriva attraverso un tweet che subito, nelle ultime ore, ha scatenato una vera e propria battaglia di opinione sul popolare social network.

Grande risposta della rete in termini numerici

Per dare un'idea di quanto il tweet di Vittorio Feltri abbia avuto 'successo', basta dare un'occhiata ai numeri che raccontano quanto la diffusione del suo post stia divenendo capillare.

Tantissimi like, centinaia di risposte. Molte concordi, molte altre severamente contrarie all'opinione del direttore di Libero. E non poteva essere altrimenti, considerato che i contenuti sono particolarmente pesanti e provocatori. In particolare, Feltri si dice scettico rispetto all'idea che le nuove generazioni abbiano intenzione e possano riuscire a cambiare l'evoluzione del pianeta. "I ragazzi - afferma nella frase d'esordio del suo tweet - vogliono cambiare il mondo eppure non riescono a cambiare neanche se stessi, pieni di droga e di vizi vari".

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Feltri poggia il suo ragionamento anche su basi scientifiche

Feltri, oltre a invitare le nuove generazioni a cambiare quelle che, per lui, sarebbero abitudini sbagliate consolidate, prova a scardinare le convinzioni che hanno mosso l'iniziativa popolare studentesca dei giorni scorsi portando dei dati con base scientifica. "Segnalo loro - evidenzia - uno studio del Nobel Rubbia: negli ultimi 15 anni la temperatura è diminuita dello 0, 2. Bisogna studiare, non urlare a capocchia". Quasi a voler sottolineare che della manifestazione forse non c'era tutto questo bisogno.