Continua la discussione tra i vertici del governo sulla realizzazione in Val di Susa della TAV, il treno ad alta velocità che collegherebbe Torino e Lione attraversando le Alpi occidentali. In campagna elettorale Grillo, Di Maio e gli altri attivisti del Movimento avevano promesso una dura battaglia contro il progetto voluto dall'UE, mentre la compagine di centro-destra e Salvini hanno sempre avallato il lavoro.

Ad oggi Salvini aveva dichiarato che sulla TAV la Lega non avrebbe mai risposto con un forse, ma solo con un sì o un no, ma adesso lo scenario politico ed economico intorno alla TAV cambia.

L'UE ha minacciato il governo, che se tale opera venisse bloccata, l'Italia perderebbe ben 800 milioni di euro e soprattutto sarebbe sottoposta all'accusa di violare gli accordi europei.

Le posizioni della Lega e del M5S

Nonostante le mediazioni del premier Conte, che aveva dichiarato: "Speriamo di farcela entro venerdì. Useremo un metodo trasparente» e le rassicurazioni ricevute dall'UE, le posizioni rimangono tuttavia distanti: il Carroccio per il sì (col progetto però rivisto) e i pentastellati per il no.

Il governo italiano chiederà un incontro bilaterale ai cugini francesi sui criteri di finanziamenti. I due protagonisti del governo però sostengono che nonostante le divergenze sul tema, la crisi di governo è assolutamente scongiurata. Ma Salvini aggiunge: "Non sono stato stato eletto per bloccare, ma per sbloccare'.

Il Movimento 5 stelle propone il potenziamento della linea ferroviaria esistente, ma senza rischiare di perdere i milioni di finanziamenti UE. Il sindaco di Venaus sostiene le ipotesi pentastellate e consiglia di rifare il tunnel del Frejus con una galleria di soli 15 km ed un costo quasi dimezzato.

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Matteo Salvini M5S

La Lega, al contrario, spinge per il sì all'opera per non tradire l'elettorato del Nord d'Italia che ha portato al governo Matteo Salvini.

Pur di arrivare ad un sì, Salvini propone di far decidere il Parlamento oppure di indire un referendum in Piemonte. Assolutamente contrario, invece, ad un referendum sulla piattaforma Rousseau, la stessa che l'ha salvato dal processo sul caso Diciotti. L’ultimo messaggio pubblico di Salvini è una relazione costi benefici, diversa rispetto a quella grillina: «Il forse non c'è, costa più non farla che farla».

E in seguito, in maniera privata a Di Maio: «Noi vogliamo la Tav. Siamo costruttivi e disponibili a modifiche del progetto purché non sia tradito lo spirito iniziale».

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