Nicola Zingaretti è l'uomo chiamato a risollevare le sorti del Partito Democratico. La missione gli è stata conferita dal risultato delle primarie. Il compito è arduo, perché il 2018 ha segnato la netta caduta del più grande dei partiti di centro-sinistra presenti in Italia ed i sondaggi raccontano quanto possa essere difficoltoso arginare l'escalation di Matteo Salvini e il consenso sempre ampio del Movimento Cinque Stelle. In molti hanno sottolineato la necessità di un punto di rottura con il passato per tornare ad attecchire sull'elettorato, ma si tratta di una manovra che non viene neanche intravista dal direttore de Il Fatto Quotidiano.

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Travaglio, infatti, è stato protagonista di una critica piuttosto dura all'inizio del mandato del presidente della Regione Lazio al timone del Partito Democratico.

Travaglio contesta l'immobilismo

L'occasione proficua per la manifestazione di dissenso diventa la sua partecipazione alla trasmissione "Otto e mezzo", in onda su La 7. Chiamato ad esprimere un'opinione su quanto possano essere compatibili Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, dopo l'avvento di Nicola Zingaretti, si rende protagonista di dichiarazioni piuttosto pungenti.

Travaglio, infatti, evidenzia come immaginava che potessero essere due partiti più compatibili di quanto non lo siano, ad esempio, i grillini e la Lega. Un'ipotesi che, nella sua testa, il direttore de Il Fatto Quotidiano ammette di aver fatto immaginando che, dopo la batosta elettorale, il Partito Democratico avrebbe cambiato rotta in maniera definitiva.

Travaglio affonda sul Pd

Un anno in cui, magari, ci si aspettava potesse verificarsi una riorganizzazione, ma che in realtà è stato caratterizzato da un certo immobilismo.

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Il giornalista usa addirittura il termine "ibernato" per descrivere quello che è stato lo status del Partito Democratio subito dopo le elezioni, addebitandogli la colpa di essere rimasto in attesa che i voti tornassero quasi automaticamente, cosa che, in realtà, non sembra essere avvenuta secondo i sondaggi attualmente in voga. Travaglio poi elenca quelli che sarebbero i punti che rendono il nuovo Pd già vecchio: "Il primo atto di Zingaretti è omaggiare Chiamparino che comanda Torino dagli anni '70", poi fa riferimento alla Tav che era già vecchia trent'anni fa e ad una scelta: "La prima nomina come Tesoriere è Zanda, 76 anni".

A Zanda Travaglio contesta il fatto di chiedere il ripristino del finanziamento pubblico ai partiti: "Questa roba qua è più vecchia del Pd di Bersani che Renzi pensava di aver rottamato cinque anni fa".

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