Manca esattamente un mese alle elezioni europee. Dopo tante tornate elettorali in cui sono analizzati i voti di amministrative e regionali, si avvicina il momento in cui probabilmente si potranno valutare i responsi che potranno rappresentare proiezioni più attendibili rispetto agli indici di gradimento della politica messa in atto dalle forze che, attualmente, occupano il Parlamento. Non a caso si tratta di un evento atteso in maniera spasmodica, anche perché per molti potrebbe rappresentare una fase cruciale per l'attuale governo che rischia di spaccarsi e aprire una pagina che potrebbe portare a nuove elezioni o alla formazione di un nuovo governo.

In molti, però, ritengono che le attuali scaramucce che stanno riguardando la maggioranza, composta da Lega e Movimento Cinque Stelle, rientrino quasi in una fisiologica strategia messa in campo in sede di campagna elettorale. E, al momento, stando ai numeri forniti da Supermedia di Youtrend la strada intrapresa appare premiante.

Il caso Siri non sminuisce la Lega

La Lega, nell'ultimo periodo, sembrava potere in qualche modo risentire in chiave elettorale della vicenda che ha riguardato Armando Siri. Quelli che, però, sono gli ultimi dati dei sondaggi elettorali sembrano confessare questa ipotesi. Infatti il Carroccio resta saldamente il primo partito che c'è in Italia e trova una percentuale che va ben oltre il 30%.

32,8% per l'esattezza facendo registrare un saldo positivo pari allo 0,7%. Dando un'occhiata a quello che era il vecchio centro-destra ed in attesa di capire come si evolverà la coalizione si nota come Forza Italia perda lo 0,6% e resti addirittura al di sotto del 10% (9,6%). Stabile, invece, è Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni che, attualmente, fa segnare il 4,9%.

Il Movimento Cinque Stelle torna a crescere

Il Movimento Cinque Stelle, pur non essendo più primo partito come alle ultime politiche, torna a crescere. La scelta di affrontare a muso duro la Lega sembra rappresentare un'arma in grado di trovare consenso tra gli elettori. I pentastellati crescono dello 0,7%, si assestano al 22,2% e, ad oggi, tengono a distanza il Partito Democratico.

I 'dem', esaurito l'effetto Zingaretti, tornano a perdere qualcosa (0,3%) e oggi si confrontano con un 20,6% che non può certo essere considerato un dato soddisfacente per il principale partito del fronte progressista. Male, invece, + Europa che pur crescendo (+0,2%) si ferma al 3,6% e oggi vede concreta la possibilità di non superare lo sbarramento (fissato al 4%). Trenta giorni e si conoscerà quanto questi dati saranno attendibili, ma fino ad allora altri fatti potrebbero cambiare le carte in tavola.

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