L’inchiesta giudiziaria condotta dalla procura di Perugia, che vede come indagato più noto l’ex presidente dell’Anm, Luca Palamara, rischia di trasformarsi in un conflitto interno al Pd. Tra i coinvolti nell’indagine sui presunti tentativi di Palamara e di alcuni membri del Csm di ‘indirizzare’ le nomine dei Procuratori da mettere a capo delle procure più importanti d’Italia, tra cui quella di Roma, ci sono, infatti, anche due parlamentari Dem: il renziano Luca Lotti e l’ex magistrato Giacomo Ferri (non indagati ndr).

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Per il braccio destro di Matteo Renzi, il nuovo segretario del Nazareno, Nicola Zingaretti, avrebbe espresso “nessuna solidarietà”, come riportato dal quotidiano La Stampa. Insomma, il Pd sarebbe spaccato ancora tra renziani e non. A questo proposito, deflagra con il rumore sordo di una bomba, il post pubblicato su Facebook dall’ex Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, da poco assurto a furor di preferenze ai banchi del parlamento europeo. L’accusa di Roberti al governo Renzi è quella di aver cercato di influenzare le nomine dei magistrati ritenuti ‘amici’ nel 2014.

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Il post di Franco Roberti contro il governo Renzi

Quella che il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ha descritto come la “nuova P2”, stavolta però formata solo da esponenti del Pd, quella cioè composta da Lotti e Ferri, insieme a Palamara e ai magistrati del Csm finiti nell’inchiesta di Perugia, rischia di mettere veramente in serio imbarazzo i vertici del Nazareno. E, infatti, come se non fosse bastata la netta, ma non ufficiale, presa di posizione del segretario Zingaretti, ci pensa il neo eletto parlamentare europeo, Franco Roberti, a chiarire il nuovo corso del Nazareno rispetto ai recenti trascorsi renziani.

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Pd Matteo Renzi

Con un lungo post pubblicato il 6 giugno sul suo profilo Fb, l’ex magistrato ha voluto esprimere il proprio punto di vista sul cosiddetto caso Palamara. Roberti rivela che, nel 2014, il governo guidato dal suo attuale compagno di partito Matteo Renzi, che era “all’apice del suo effimero potere”, attraverso un decreto legge decise di abbassare senza preavviso il limite dell’età pensionabile dei magistrati da 75 a 70 anni.

‘Il Pd condanni i suoi esponenti coinvolti nella vicenda’

Un’iniziativa legislativa definita senza mezzi termini “sciagurata” da Franco Roberti, il quale cerca di spiegarla con l’esistenza di un “duplice interesse” da parte dei renziani. Il primo sarebbe stato quello di “fare spazio” in magistratura a “cinquantenni rampanti” che godevano della fiducia dei vertici governativi. Il secondo, ancora peggiore, quello di, parole testuali, “tentare di influenzare le nuove nomine in favore di magistrati ritenuti più ‘sensibili’ di alcuni loro arcigni predecessori verso il potere politico”.

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Secondo Roberti, questo oscuro “disegno” si sarebbe almeno in parte realizzato, perché il caos creato dalla contemporanea vacanza di migliaia di posti in magistratura, avrebbe scatenato una “corsa selvaggia” della politica allo scopo di controllare i vertici delle varie procure. E il caso Palamara sarebbe la “prova tangibile” di questa teoria. Peccato che, aggiunge con amarezza Roberti, si tratti soltanto della “punta dell’iceberg”.

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L’ex magistrato antimafia lancia, per concludere, un appello ai mass media di non spegnere i riflettori su questo “scandalo” e, allo stesso tempo, chiede al Pd “di prendere una posizione di netta e inequivocabile condanna dei propri esponenti coinvolti in questa vicenda”.

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