La polemica che vede coinvolti in questi giorni 2 leader dei pentastellati è esplosa nel Movimento Cinque Stelle dopo le dichiarazioni del leader storico dei grillini Alessandro Di Battista sull'accordo con il Partito Democratico.

Di Battista, pur essendo fuori dalla squadra dei Parlamentari del Movimento Cinque Stelle, non ha mai perso occasione per esprimere la propria opinione sulle politiche seguite da Di Maio e Giuseppe Conte.

In particolare, subito dopo la formazione del Governo Conte bis, che è nato con l'ausilio degli esponenti del Movimento e del Partito Democratico, Di Battista ha criticato duramente la scelta di fidarsi degli uomini del partito, che, a suo parere, è il principale responsabile della crisi politica ed economica che il nostro Paese sta vivendo in questi anni.

Il Movimento Cinque SteIle ha reagito alle dichiarazioni dell'ex Deputato grillino

L'esponente del Movimento Cinque Stelle che più di tutti sembra seguire la linea ortodossa degli ideali originari del Movimento è arrivato a rivolgersi al suo Capo politico Luigi Di Maio consigliandogli di non fidarsi mai di Zingaretti e compagni e si è detto apertamente ostile all'alleanza politica con il Partito Democratico, permeato, a suo dire, da logiche politiche volte alla spartizione delle poltrone ed al malgoverno.

Di Maio, dal canto suo, ha commentato in maniera molto superficiale le dichiarazioni del suo collega Di Battista, limitandosi ad affermare che ogni esponente del Movimento Cinque Stelle ha il diritto di esprimere la sua opinione nella massima libertà, poiché questa formazione politica non pretende che ci sia uniformità di pensiero tra tutti gli iscritti. Di Maio ha poi lasciato intendere che le dichiarazioni di Di Battista sono da intendersi a titolo personale e che non rispecchiano la linea ufficiale dei grillini, forte del fatto che gli iscritti alla piattaforma Rousseau si sono espressi a favore dell'alleanza con il Partito Democratico con una larga maggioranza.

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M5S

L'ala integralista del M5S non ha accettato di buon grado l'accordo di Governo

Non si può ignorare però che, anche all'interno degli stessi Parlamentari del Movimento, esiste un'ala che sente traditi gli ideali fondanti di questa forza politica con l'accordo con il Partito Democratico e che gli esponenti più rappresentativi di questa corrente di pensiero interna, dal Presidente della Camera Fico alla Taverna, non hanno fatto mai mistero delle loro perplessità sulla collaborazione con Zingaretti.

Altro punto dolente riguardo all'accordo con il Partito Democratico che sta emergendo in queste ore è la questione della scissione nei confronti dello stesso PD operata dall'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha di fatto fondato un nuovo Partito, Italia Viva, immediatamente dopo il giuramento dei Ministri del Conte bis, portando con sé una trentina di Parlamentari nel nuovo movimento politico.

Lo stesso Premier Giuseppe Conte è stato costretto ad ammettere in più occasioni di non essere irritato per la decisione di Renzi di andare per la sua strada, ma di essere infastidito dalla tempistica scelta dall'ex esponente del Pd, che lo avrebbe messo nella scomoda posizione di non poter avere un confronto politico serio con gli esponenti del nuovo partito nella fase delle consultazioni con le forze politiche che si tengono prima di formare la squadra e il programma di Governo.

In questo modo, ha sottolineato Conte, siamo stati costretti a trattare solo con il Segretario del Partito Democratico Zingaretti, tralasciando il dialogo diretto con quella che poi si è rivelata una componente importante anche in termini numerici del nuovo esecutivo. Matteo Renzi, dal canto suo, ha però rilasciato dichiarazioni in cui rassicura gli elettori e i politici sulla tenuta dell'esecutivo e sul rispetto che i suoi parlamentari avranno per l'operato di Conte e degli altri Ministri del Governo, in un clima di fattiva collaborazione.

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