Sta scatenando un terremoto politico l’arresto, avvenuto qualche giorno fa da parte della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, di Antonello Nicosia. L’uomo, condotto in carcere insieme ad altri presunti affiliati a Cosa Nostra, è accusato di associazione mafiosa. Ma la vera notizia è che Nicosia, già condannato a 10 anni di carcere per traffico di droga, risulta essere collaboratore della deputata Giusy Occhionero, eletta in parlamento nelle file di Leu, ma passata recentemente in quelle della neonata Italia Viva di Matteo Renzi.

Secondo l’accusa, Nicosia si avvaleva della sua qualifica per interloquire con alcuni boss rinchiusi in cella allo scopo di far loro da tramite con l’esterno. Un’accusa infamante a cui la stessa Occhionero è stata costretta a dare spiegazioni, convocata come testimone dalla procura palermitana. Uscendo dall’interrogatorio, la deputata renziana avrebbe puntato il dito contro il presunto mancato controllo della Camera dei Deputati sui precedenti di Nicosia.

Accusa che ha indotto Francesco Storace a puntare il dito contro il Presidente di Montecitorio, Roberto Fico del M5S, colpevole essere stato “zitto” sulla vicenda.

L’arresto di Antonello Nicosia e l’interrogatorio della deputata Giusy Occhionero

Antonello Nicosia, ex attivista Radicale e attuale collaboratore della deputata di Italia Viva Giusy Occhionero, è stato arrestato a Palermo con l’accusa di associazione mafiosa insieme a boss del calibro di Accursio Dimino.

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L’accusa è quella di aver approfittato del suo ruolo per accompagnare la parlamentare in visita nelle carceri, allo scopo di agire da tramite con l’esterno in favore della mafia. La deputata ex Leu, il 5 novembre, accompagnata in procura dal suo avvocato Giovanni Bruno, ha risposto per circa due ore alle domande dei pm palermitani.

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Secondo quanto riferito sul Secolo d’Italia dall’ex politico di destra, ora giornalista, Francesco Storace, proprio all’uscita dell’interrogatorio con i magistrati di Palermo la Occhionero avrebbe dichiarato: “Non dovevo controllare io i precedenti penali di Nicosia, lo deve fare la Camera, non io”.

Una fuga dalle sue responsabilità attuata attraverso un’accusa precisa e circostanziata lanciata contro i vertici di Montecitorio, il cui Presidente risulta essere Roberto Fico del M5S. Per questo motivo Storace lo accusa di essere stato “zitto sulla deputata che ha assunto un mafioso” e di essersi “imbavagliato da solo”, visto che non solo “non dice una parola su questo gravissimo caso”, ma decide di “incassare” in silenzio persino le accuse rivoltegli contro dalla Occhionero.

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“Non si ha notizia di una sua reazione - commenta sconsolato Storace - in pratica a Montecitorio può entrare chiunque, guadagnare quattrini, basta che sia dipendente di un deputato. Se poi è un delinquente non si capisce chi debba bloccarne le attività”. Mancata indignazione di Fico equiparata, per onor del vero, a quella di Maria Elena Boschi, nuova capogruppo della Occhionero, e al silenzio di Pd e Leu.

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