Secondo il presidente del Gimbe, Nino Cartabellotta i riporti sulla curva dei contagi della Lombardia, essenziali per valutare la riapertura dei confini regionali, sono "verosimilmente sottostimati". La stima dei dati reali metterebbe a rischio la mobilità interregionale della Lombardia, ma anche quella di Liguria e Piemonte, così come da lui affermato in un'intervista a 24 Mattino di Radio 24.

I rischi delle Regioni secondo Gimbe

La denuncia di Gimbe giunge a ridosso della decisione ufficiale del Governo, che dovrà stabilire nella giornata di oggi, 29 maggio, se approvare lo spostamento oltre i confini regionali a tutte le Regioni italiane.

I report regionali sull'andamento della curva epidemiologica nel proprio territorio, saranno la chiave d'accesso essenziale alle analisi di Governo.

Alle incertezze di alcuni scienziati , dubbiosi sulla riapertura totale delle Regioni, si aggiunge ora la valutazione della fondazione Gimbe secondo cui la Lombardia avrebbe manipolato i dati di riporto regionale sull'andamento dell'epidemia in corso.

La stima 'reale' dei dati rilevati dalla fondazione escluderebbero la Lombardia dalla ripresa alla mobilità nazionale, prevista per il 3 giugno. Ma non solo; anche la Liguria e il Piemonte rientrerebbero tra le regioni a rischio diffusione Coronavirus e pertanto vertono nella fase di valutazione.

Motivi per cui bloccare le regioni alla riapertura

La fondazione Gimbe, rappresentata da Nino Cartabellotta ritiene che le tre regioni non sarebbero pronte allo spostamento oltre confine, in base ad alcuni criteri di valutazione rilevati nelle settimane tra il 4 e il 27 maggio.

Il primo, riguarda la percentuale giornaliera di positività al virus, che risulta essere nelle stesse di gran lunga superiore a quella della media nazionale, che è del 2,4%.

I tamponi positivi rilevati, sono del 6% per la Lombardia (secondo la Fondazione ne sono stati riportati solo l'1,7%), del 5,8 per la Liguria e del 3,8 per il Piemonte.

Il secondo criterio volge al riporto sottostimato del numero dei positivi, in quanto non è stato effettuato un numero massiccio di test.

Di fatto i tamponi diagnostici, sono stati 1608 per i lombardi, 1675 per i piemontesi e 1319 per i cittadini liguri. E su questo punto, Cartabellotta ha posto in sede d'intervista, il dubbio su quanti potrebbero essere invece i dati reali nel caso di rilevamento da un maggior numero di persone.

La terza motivazione si attiene appunto all'incidenza dei nuovi casi di positività al Covid-19 riportati dalle Regioni, che secondo Gimbe sarebbero di molto superiori. A fronte di 100mila abitanti, sono 96 per la Lombardia, 76 per la Liguria e 63 per il Piemonte, contro la media nazionale di 32 contagi giornalieri.

Il quarto riferimento di Cartabellotta è rivolto unicamente alla Lombardia e converge alla stima dei soggetti guariti, che la Regione avrebbe messo in aggiunta al numero dei dimessi di cui non è accertato di fatto lo status di guarigione effettiva.

"La nostra grande preoccupazione è che in questo momento la situazione della Lombardia sia quella, che la stessa uscirà per ultima da questa tragedia perché se si chiude troppo tardi e si combinano anche dei magheggi sui numeri allora è ovvio che questo non lascia tranquilli", ha così concluso il Presidente della Fondazione al programma 24 Mattino di Radio 24.

Al seguito la risposta del Presidente della Lombardia, Attilio Fontana che ha replicato in una diretta Facebook: "Le dichiarazioni sono gravi e offensive e non corrispondenti al vero". E ancora: "I dati sono tutti positivi e in miglioramento e dal 3 giugno i lombardi saranno liberi di circolare".

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