Il bonus 600 euro destinato alle partite Iva in difficoltà non è andato solo a chi era in condizione di emergenza economica. O almeno è quanto emerge da una notizia data da Repubblica secondo cui cinque deputati avrebbero chiesto all'Inps di ottenere la misura di sostegno.

600 euro Partite Iva a deputati: il mondo politico tuona contro

Si trattava, come è noto, di una misura che avrebbe dovuto sostenere tutti i lavoratori autonomi che avevano subito pesanti disagi per effetto del lockdown. In quei giorni ci fu anche qualche discussione rispetto al fatto che quelle elargizioni avvennero a pioggia e senza tenere conto di un numero adeguato di parametri per misurare lo status economico.

Tutto venne fatto in quella che era una vera e propria emergenza, ma difficilmente si sarebbe potuto immaginare che si sarebbe arrivati a fatti che avrebbero destato polemiche per dei parlamentari. Sono esattamente cinque. Costoro avevano probabilmente un'attività parallela a quella di rappresentanti istituzionali, ma richiedendo i 600 euro hanno di fatto violato il principio per cui era stata varata, ossia aiutare chi era era davvero in difficoltà.

Si tratta, infatti, di soggetti che percepiscono la loro indennità di parlamentari, al di là della loro attività lavorativa. "Evidentemente - ha scritto Luigi Di Maio su Facebook - non gli bastavano i quasi 13mila euro netti di stipendio al mese, non gli bastavano tutti i benefit e privilegi di cui già godono.

È vergognoso. È davvero indecente”. Parole che provengono da un esponente di spicco di una forza Politica che, da tempo, si batte contro alcuni privilegi riservati ai parlamentari. La condanna è stata praticamente unanime. "È una vergogna" ha invece tuonato Zingaretti.

Bonus partite Iva ai parlamentari: l'indignazione di Salvini

Sulla vicenda è intervenuto Matteo Salvini con un tweet. Il leader della Lega ha utilizzato toni particolarmente duri. "Che un parlamentare - ha scritto - chieda i 600 euro destinati alle partite Iva in difficoltà è una vergogna". Tuttavia l'attacco non manca di essere indirizzato nei confronti del governo.

Ciò che genera la critica da parte del numero della Lega è il fatto che il decreto non sia stato scritto in maniera tale che un'eventualità del genere potesse configurarsi. "Che - ha tuonato - un decreto del governo lo permetta è una vergogna. Che l'Inps (migliaia di lavoratori aspettano ancora la Cig) li abbia dati è una vergogna". E poi la chiosa relativa al fatto che i diretti interessati dovrebbero fare un passo indietro rispetto al ruolo di rappresentanti istituzionali: "In qualunque Paese tutti costoro si dimetterebbero".

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