La puntata di Quarta Repubblica di lunedì 21 settembre è dedicata quasi interamente all’analisi dei risultati delle elezioni Regionali e del referendum sul taglio dei parlamentari. A discuterne nello studio del programma condotto da Nicola Porro c’è, tra gli altri, Gaetano Pedullà, direttore del quotidiano La Notizia di non celate simpatie grilline. Insieme a lui, i giornalisti Daniele Capezzone e Annalisa Chirico, oltre a Vittorio Sgarbi. Pedullà considera un successo pentastellato il Sì al taglio dei parlamentari, mentre Capezzone e Sgarbi minimizzano il risultato negativo della Lega di Matteo Salvini e puntano il dito proprio contro il M5S.

Ad un certo punto Pedullà perde la pazienza e minaccia di abbandonare lo studio, ma Porro riesce a stento a farlo rimettere seduto.

Gaetano Pedullà ospite di Quarta Repubblica

Durante la lunga diretta televisiva di Quarta Repubblica, Gaetano Pedullà rivendica il successo del M5S con la vittoria del Sì al referendum. “Ma quante copie vendi?”, lo irride Capezzone. “Io non ti ho interrotto, hai detto delle cose assurde. Ecco il solito ritornello, quando non si sa che dire”, replica stizzito al collega giornalista. “Ma di che parliamo, non esisti, sei una realtà virtuale”, insiste l’ospite fisso del talk show di Porro. Il conduttore è costretto ad intervenire una prima volta per calmare le acque.

“Questa storia è stucchevole, assurda ed è la fuga facile dai temi - riprende allora il filo del discorso Pedullà - ci si deve fermare su un punto: oggi la destra per avere una possibilità (di governare ndr) deve iniziare a comprendere che Salvini non incanta più nessuno, perché le ha sparate talmente grosse che la gente si sta cominciando a stufare.

Che Berlusconi non ha creato un erede e un partito che non ha una prospettiva non ha fascino. Poi, la Meloni sa perfettamente che questo è un Paese che non accetterà mai un capo del governo di destra, o nipoti dell’estrema destra, se non al prezzo di barricate e di rotture profonde. Allora bisognerebbe far nascere un nuovo futuro con un personaggio liberale che rappresenti una destra moderata e riformista.

Saranno in grado Meloni, Salvini e Berlusconi di fare un passo indietro per favorire ad esempio Zaia? Prendetene atto se volete far qualcosa di serio, altrimenti è cabaret”, conclude Pedullà.

Lo scontro con Vittorio Sgarbi

Poi, a Quarta Repubblica arriva il turno di Vittorio Sgarbi che accusa il giornalista di simpatie grilline di utilizzare un “linguaggio para fascista”. Pedullà replica: “Vittorio si sa per chi tifi, si sa chi hai sostenuto, si sa da che parte stai. Se adesso improvvisamente sei contento di questo risultato, è andato tutto bene”. Sgarbi allora lo interrompe. “Vittorio non ti voglio fare inc... come al solito che poi fai lo show - lo gela però Pedullà -vuol dire che sei arrivato al punto di avere talmente vergogna di quello che accade da negare la realtà.

La retorica che con Salvini tutto va bene non aiuta il centrodestra”.

Alta tensione a Quarta Repubblica

Pedullà battibecca anche con Chirico, ma Capezzone interviene: “Dopo tutte queste elezioni che ha vinto, vincerà anche le presidenziali americane da solo”. Pedullà comincia a perdere la pazienza: “Allora facciamo cabaret in questa trasmissione”. Ma il suo interlocutore non molla la presa ricordando che “nonostante i problemi il centrodestra è allo 0,2% dalla maggioranza assoluta. E il M5S in Campania aveva il 50%”. Il collega ribatte precisando che “erano elezioni Politiche. Continua a mischiare le mele con le pere. Governare seriamente costa, dire cretinate in piazza fa prendere voti”. La lite prosegue salendo di tono, fino a quando Capezzone esclama: “Per favore spegni la radio”.

È a questo punto che Pedullà si alza dalla sua poltrona di Quarta Repubblica e sbotta definitivamente: “Io veramente me ne voglio andare perché mi fa ridere. Quell’altro mi dà del fascista perché ho parlato di legnata per un risultato negativo. Dici fesserie Capezzone”. Ma fortunatamente Nicola Porro riesce a calmarlo.

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