Mario Monti è dubbioso rispetto all'idea che si debba continuare ad erogare ristori verso le attività, con il rischio che lo sforzo serva solo ad ingrassare il debito pubblico delle future generazioni. Un pensiero espresso manifestando l'idea che possa essere meglio ristrutturare situazioni che hanno margini di sviluppo e traghettare verso la chiusura quante fatichino a lasciar vedere margini di ripresa o comunque sviluppo. Un concetto che ha generato la replica, anche piuttosto dura, di Mario Giordano nell'ambito di una rubrica dedicata alle lettere dei lettori su La Verità.

Monti ragiona da economista, spesso fa da parafulmine

A Mario Monti, suo malgrado, la storia ha già consegnato l'onere di presentare il "conto" agli italiani. Erano gli anni del suo governo e le politiche di austerity vennero ritenute un passaggio fondamentale ai fini della possibilità di tenere in piedi economicamente l'Italia durante quella tremenda crisi economica.

Questo ha fatto del senatore a vita una sorta di parafulmine rispetto a quanti non ricordano con piacere quella fase storica, soprattutto a livello fiscale.

La freddezza dei conti a fronte del calore umano delle difficoltà. Quell'epoca storica, in un certo senso, può essere riassunta così, indipendentemente se si abbia opinione che quella strategia fu utile ad evitare il peggio o se poteva essere, a sua volta, scongiurata a livello di sacrifici.

Ci sono pochi dubbi sul fatto che Mario Monti sia un economista di livello. Ed è da uomo dei numeri che, in un pensiero riportato sul Corriere della Sera, ha offerto un passaggio che, soprattutto se decontestualizzato, rischia di urtare l'animo di quanti sono piegati economicamente dall'effetto delle misure restrittive messe in campo per contenere il contagio da coronavirus.

Ristori: i dubbi i Monti sono chiari

Nel suo editoriale l'ex premier ha posto in rilievo la necessità di porsi il problema rispetto a "quanto abbia senso continuare a ristorare con i debiti, cioè a spese degli italiani di domani, le perdite subite a causa del lockdown, quando per molte attività sarebbe meglio che lo Stato favorisse la ristrutturazione o la chiusura".

Parole che fanno da contraltare alle immagini di imprenditori disperati, indebitati e impossibilitati a pagare i propri dipendenti finiti in cassa integrazione e con un futuro incerto. Un quadro apocalittico che quasi stona con le parole di Monti.

La dura replica di Mario Giordano a Monti

"Troppa Bocconi - ha tuonato Mario Giordano su La Verità rispondendo ad un lettore - fa male al cervello". Chiaro il riferimento a Mario Monti. "Per lui - ha aggiunto - evidentemente, va bene così: tanto continuerà a prendere regolarmente lo stipendiuccio da senatore (15.000 euro) oltre alla sua abbondante pensioncina".

Giordano ha, però, sottolineato come l'eventuale collasso del sistema imprenditoriale avrebbe ripercussioni persino sulla possibilità di erogare le indennità dei senatori ed i compensi dei dipendenti pubblici.

"Salterà tutto" ha evidenziato il giornalista . "Ma temo - ha chiosato - che i nostri intelligentoni con le chiappe al caldo se ne accorgeranno solo quando i soldi mancheranno nelle loro tasche. E allora sarà troppo tardi".

Il rischio della decontestualizzazione nelle parole di Monti

E, ad onor del vero e soprattutto se decontestualizzato, le parole di Mario Monti rischiano di generare un certo malcontento nei confronti di chi in difficoltà ci è davvero. Occorre, però, precisare che i ristori avvengono davvero per lo più a debito, ossia come zavorra sul futuro delle prossime generazioni. Il senatore a vita ha comunque parlato di eventuale chiusura "con il necessario accompagnamento sociale (leggasi aiuti ed ammortizzatori sociali), in maniera tale da convogliare le risorse verso attività che hanno orizzonti di sviluppo e non verso quelle che, invece, faticano ad avere margini di sopravvivenza.

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