È Paola Ansuini la donna a capo della comunicazione di Palazzo Chigi, già collaboratrice di Mario Draghi in Banca d'Italia. E con lei si prevede un importante cambiamento di stile: dopo gli anni di Rocco Casalino, che puntava molto sui social e sulla disintermediazione delle forme comunicative, si tornerà probabilmente a uno stile più istituzionale e misurato. Il pragmatismo del presidente del Consiglio non potrà che riflettersi anche verso l'esterno: si comunica solo quando si ha qualcosa da comunicare, senza commentare rumors, così come chiarito già nella prima riunione del Consiglio dei Ministri.

E per comunicare in modo efficace, bisogna essere circondati anche da persone competenti: per questo sembra che Ansuini voglia riorganizzare anche la struttura.

Chi è Paola Ansuini

Ansuini è laureata in Scienze politiche e sociali alla Luiss Guido Carli di Roma, è sposata e ha quattro figli e un cane. Ha lavorato nell'ufficio stampa di Bankitalia dal 1997, per diventare poi vice capo della delegazione di Bruxelles, dove è rimasta fino al 2001. Rientrata a Roma nella divisione Stampa e Relazioni Esterne, si è occupata della campagna nazionale di comunicazione per l'introduzione dell'euro. Lavora con Draghi dal 2006, quando lui diventa governatore di Bankitalia a seguito delle dimissioni di Antonio Fazio.

Ansuini ha lavorato anche alla comunicazione per il Financial Stability Board, presieduto proprio da Draghi.

Modello di comunicazione Bce?

D'altra parte, che il governo Draghi avrebbe avuto un impatto significativo anche sulla comunicazione Politica non è sfuggito agli analisti più esperti già dalle prime ore del suo mandato.

"La vita si preannuncia dura per i retroscenisti", dice Corrado Chiominto dell'agenzia Ansa, che si aspetta un "modello Bce della comunicazione": pragmatico e legato ai fatti, alle scelte e alle decisioni che saranno prese. Quando arrivò alla Bce, Draghi spiazzò tutti con l'ormai celeberrimo "whatever it takes" per salvare l'euro, stampato anche sulle t-shirt nelle ultime settimane.

Cosa aspettarsi, quindi? Come alla Bce, al termine di ogni riunione importante del Consiglio dei Ministri potrebbe far seguito, in tempi molto brevi, un comunicato stampa che eviti l'accalcarsi di giornalisti davanti alle porte del Palazzo e tolga agli esponenti dei partiti e ai loro portavoce la possibilità di sfruttare le ore di silenzio istituzionale per lanciare rumors, far trapelare notizie parziali o tendenziose e tentare di manipolare l'opinione pubblica.

Dopo il lancio del comunicato, si terrebbe una conferenza stampa in cui i cronisti avrebbero modo e tempo di fare domande, e il presidente del Consiglio - o il suo portavoce - avrebbe occasione di rispondere con chiarezza.

Non solo un modello comunicativo: una scelta Politica che guarda alla responsabilità, che cerca di ridurre rumors e gossip e di focalizzarsi sulle scelte, pure complesse, che attendono questo Governo.

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