Il negoziato di oggi, in scena a Brest dalle ore 15, si svolge in un contesto di tensione fortissima. La situazione interna all'Ucraina è diventata pesante, con bombardamenti sui civili, tregue non rispettate dai russi, aumento delle sanzioni e un definitivo isolamento della popolazione russa dalle notizie di media indipendenti internazionali. La delegazione di Putin, che vede come portavoce Dmitry Peskov, ha avanzato le sue proposte, un diktat per la tregua definitiva.

I precedenti negoziati

Quello di oggi è il terzo dei negoziati che ci sono stati da quando è cominciata la Guerra in Ucraina.

Il primo si è svolto a Gomel, ma ebbe praticamente la funzione di un incontro di presentazione, di cui si è discusso di tutto ma deciso nulla. Il secondo, sempre a Brest, ha visto alla luce un accordo sulla creazione di corridoi umanitari per evacuare i civili, ma stando ai video e alle notizie arrivate negli ultimi giorni, questa evacuazione sarebbe più volte stata violata dai russi. Nel mezzo c'è stato un tentativo di mediazione del ministro israeliano Naftali Bennett con Vladimir Putin, a cui si è aggiunto anche il presidente francese Emmanuel Macron.

Le tre richieste del Cremlino

La delegazione russa ha presentato con il suo portavoce Dmitrij Peskov le condizioni per porre fine alla guerra: il riconoscimento da parte dell'Ucraina delle repubbliche separatiste di Luhansk e Donetsk, l'annessione della Crimea nel territorio russo; nessuna adesione alla NATO e il riconoscimento di un primo ministro nominato dal Cremlino.

Queste le parole di Peskov: ''L'Ucraina dovrebbe apportare modifiche alla costituzione per sancire la sua neutralità. Riconosca la Crimea come territorio russo e riconosca le repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk come territori indipendenti". Peskov ha parlato via telefono con l'agenzia Reuters, sostenendo che la Russia è disposta a interrompere le operazioni subito se l'Ucraina accetterà le condizioni: in questo momento Kiev non ha ancora risposto alla richiesta di Mosca.

La Cina chiede all'UE di farsi avanti

Infine c'è la Cina. Secondo alcuni osservatori proprio la Cina potrebbe essere l'unica potenza capace di sedare la spinta virulenta di Putin e ha chiaramente fatto capire di non aver digerito l'invasione dell'Ucraina, seppur tra le righe, facendo più volte appelli alla stessa Federazione russa per cessare il fuoco.

Ore fa la Cina ha fatto un appello alla comunità internazionale tramite il ministro degli esteri Wang Yi che ha avuto un colloquio con Josep Borrell, rappresentante dell'Unione Europea per le Politiche estere e per la Sicurezza, invitando l'organismo sovranazionale a farsi partecipare alla creazione di negoziati che possano evitare un'imminente crisi umanitaria. Intanto il primo aprile ci sarà un incontro tra Cina e Unione europea per dare una risposta alle tensioni crescenti.