È un quadro politico caratterizzato da un generale assestamento e da micro-oscillazioni quello fotografato dall'ultimo sondaggio SWG realizzato per La7 e pubblicato il 22 giugno 2026. L'elemento più evidente della rilevazione settimanale è la contemporanea, seppur lieve, flessione delle tre principali forze politiche del Paese, a fronte di una parziale ripresa dei partiti di centro e delle forze minori della coalizione di governo.
Frenano i leader, ma FdI resta in testa
Nella parte alta della classifica si registra un segno meno per tutto il podio.
Fratelli d'Italia si conferma saldamente la prima forza politica italiana, ma lascia sul terreno lo 0,2% nell'ultima settimana, scendendo al 27,7%.
Una contrazione analoga colpisce anche le principali opposizioni. Il Partito Democratico cede lo 0,3% e si attesta al 21,8% (facendo registrare il calo più accentuato della settimana). Il Movimento 5 Stelle arretra dello 0,1%, scivolando al 13,2%.
Se i partiti di testa frenano, le forze intermedie mostrano segni di vitalità. All'interno della coalizione di governo si registra il passo in avanti di Forza Italia, che guadagna lo 0,2% e sale al 7,4%, distanziando la Lega che raccoglie un più modesto +0,1% portandosi al 5,4%. Stabile invece Futuro Nazionale, che si inchioda al 5,3% senza variazioni rispetto alla settimana precedente.
Nell'area dell'opposizione, l'alleanza Verdi e Sinistra continua la sua striscia positiva guadagnando un decimo di punto, utile a consolidare la propria posizione al 6,6%.
Il dato sui partiti minori e astensione
Spostando lo sguardo sui partiti sotto la soglia del 5%, in questo sondaggio si nota un leggero risveglio delle forze di centro. Azione mette a segno una crescita dello 0,2%, salendo al 3,7%, seguita a ruota da Italia Viva che cresce di un decimale attestandosi al 2,5%.
Rimangono invece del tutto stabili +Europa al 1,6% e la lista Ora! all'1,0%, mentre l'unica forza minore in calo è Noi Moderati, che perde lo 0,1% e scivola all'1,0%. Le altre liste complessivamente rimangono ferme al 2,8%.
A fare da sfondo a questo scenario è l'immensa fetta di elettorato rappresentata dall'area del non voto: la quota di chi "Non si esprime" resta infatti granitica al 27%, a testimonianza di un distacco dalla politica che non accenna a diminuire.