Il Comitato No Ovovia di Trieste torna a intervenire con forza sul futuro del progetto della cabinovia metropolitana tra il centro cittadino e l'altipiano carsico. William Starc, coordinatore del Comitato, ha richiamato l'attenzione su una serie di passaggi amministrativi, risorse economiche e tempi dell'opera, esprimendo «tante preoccupazioni e troppe incognite». L'accusa principale rivolta all'Amministrazione comunale è quella di aver scelto il silenzio su un'opera che, fino a poco tempo fa, era invece al centro della comunicazione pubblica. Starc ha sottolineato che «nonostante dell'opera non si parli più da qualche mese, sono successe diverse cose preoccupanti e perdurano troppe incognite», aggiungendo che il Comune tace nonostante le ripetute richieste di chiarimento.
Tra gli elementi più critici sollevati dal Comitato vi sono le dimissioni in toto del collegio tecnico, istituito ai sensi del Codice degli Appalti per seguire i lavori della cabinovia. Dopo tre anni di stallo dalla sottoscrizione del contratto, i lavori non sono ancora iniziati, rendendo di fatto impossibile lo svolgimento delle funzioni previste dal collegio. Questa situazione, secondo Starc, evidenzia una paralisi procedurale che impedisce l'avanzamento del progetto.
Il nodo del Porto Vecchio e le incertezze progettuali
Un altro fronte di preoccupazione riguarda l'ipotesi, avanzata dal sindaco, di realizzare eventualmente soltanto il tratto relativo al Porto Vecchio. Il Comitato sostiene che questa soluzione non sarebbe percorribile senza ripensare completamente il progetto.
Uno studio legale interpellato sulla questione avrebbe confermato la necessità di predisporre due distinti progetti qualora il tracciato venisse diviso in due tronconi. Ciò comporterebbe nuove procedure, nuovi affidamenti e il possibile venir meno dell'attuale appalto, con il rischio di contenziosi con le imprese già coinvolte. Inoltre, l'Amministrazione avrebbe stralciato l'ovovia dalla verifica degli impatti ambientali dell'intervento Costim per il Porto Vecchio, motivando la scelta con l'impossibilità di definire con certezza i tempi della sua realizzazione. Per il Comitato, si tratta di un passaggio particolarmente delicato, anche alla luce di quanto già avvenuto in passato nella redazione della Valutazione Ambientale Strategica del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile.
Il Comitato No Ovovia ha annunciato il proprio sostegno al neonato Comitato Porto Chiaro, evidenziando come il Porto Vecchio sia direttamente interessato dal tracciato previsto per la cabinovia e sostenendo una diversa idea di mobilità sostenibile.
Il quadro economico e i fondi perduti
Il Comitato ha richiamato l'attenzione anche sul quadro economico dell'opera. Sono stati persi 48 milioni di euro del PNRR, risorse che avrebbero potuto essere impiegate per altre iniziative utili alla città. Resta inoltre un'ulteriore incognita sui 13 milioni del Fondo opere indifferibili, di cui «nessuno sa che fine hanno fatto». Starc ha aggiunto che il Comitato è in attesa di capire se verranno davvero confermati i soldi e i tempi di erogazione dei fondi previsti dal Mit, o se tutto scivolerà in avanti.
Nonostante le ripetute richieste, il Comune di Trieste non ha fornito risposte sul costo attuale della cabinovia. Starc ha ricordato che l'assessore comunale Giorgio Rossi, recentemente scomparso, aveva stimato che per la cabinovia non sarebbero bastati 80 milioni di euro, a fronte di un'opera appaltata per 51 milioni su una spesa presunta di 62 milioni. Il Comitato definisce l'intera situazione «assurda».
Questioni legali e amministrative
Sul fronte giudiziario, al momento non risultano novità sulla data dell'audizione davanti al Consiglio di Stato, passaggio propedeutico alla sentenza. I tempi potrebbero ulteriormente allungarsi anche per effetto della pausa estiva. Il Comitato ricorda inoltre che il progetto definitivo, consegnato nell’autunno del 2023, non sarebbe mai stato approvato per la mancanza della conformità urbanistica, collegata alla mancata approvazione della variante 12.
Il tono politico dell'intervento del Comitato resta durissimo. Starc accusa l'Amministrazione di non voler prendere atto delle criticità emerse e di non comunicarle in modo trasparente alla cittadinanza. «Non basterà un’estate torrida per far dimenticare le responsabilità politiche, amministrative e tecniche», è il messaggio che accompagna l'intervento. Il Comitato si assume l'onere di informare i cittadini sullo stato dei procedimenti, sostenendo che il silenzio istituzionale rischi di far passare in secondo piano anche le responsabilità legate alla perdita dei fondi del PNRR e alle altre incertezze.
Per settembre, il Comitato annuncia una nuova iniziativa pubblica, già anticipata nei mesi scorsi.
L'appuntamento sarà dedicato alla distribuzione delle ricompense per chi ha sostenuto economicamente la raccolta fondi destinata alle spese per il ricorso al Consiglio di Stato. Sarà anche l'occasione per rendicontare il lavoro svolto in cinque anni di mobilitazione, presentandosi come un momento non soltanto conviviale, ma anche simbolico, rivolto a chi in futuro vorrà raccogliere il testimone nelle battaglie civiche per la tutela dei beni pubblici e la partecipazione dei cittadini.