L'integrazione è l'anima del commercio, si potrebbe affermare. Diversificare i prodotti rappresenta un'opportunità per i clienti, che possono scegliere dove e da chi comprare. Quando però l'integrazione diventa una vera e propria invasione, ecco che quello che rappresenta per alcuni un'opportunità, per altri si trasforma nella minaccia di fallimento. E' quello che accade oramai in ogni città, e specialmente nelle metropoli come Roma, dove per ogni negozio cinese che apre, ce n'è uno italiano che chiude.

Le botteghe artigiane che stanno scomparendo

Una delle meraviglie di Roma, e questo è vero soprattutto per le vie del centro, sono le piccole botteghe artigiane che ancora resistono a crisi e globalizzazione.

Nemmeno loro però possono competere con l'abbattimento dei prezzi. Se il cliente può trovare lo stesso prodotto ad un quinto del prezzo, tenderà a scegliere il negozio dove le cose costano meno. Ma siamo davvero sicuri che si tratti di risparmio? Solo poche settimane fa un articolo de "Il Messaggero" titolava in modo provocatorio "cinesi, tutti li snobbano e poi ci vanno". L'articolo mostrava chiaramente come, mentre da un lato i romani si lamentano del proliferare di negozi e negozietti cinesi denunciando anche la mancanza di controlli, dall'altro gli stessi residenti capitolini affollano poi questi negozi soprattutto in orari di normale chiusura degli altri negozianti, e cioè di domenica e alla sera. Ma non ci dovrebbero essere regole per la leale concorrenza?

Legalità per tutti o solo per i meno furbi?

E' quello che da tempo si chiedono anche le maggiori testate, che per le edizioni locali commissionano inchieste su quanto questi esercizi rispettino poi le leggi a cui sono sottoposti, o dovrebbero essere sottoposti, tutti i commercianti. L'Esquilino è una delle zone maggiormente monitorate, non solo per la maggior presenza di negozi cinesi (tanto che il quartiere viene chiamato la Chinatown romana) ma anche per l'apparente mancanza di adeguamento alle regole del commercio.

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Già da tempo "La Repubblica" produce inchieste in tal senso. In una delle ultime denunciava uno dei tanti blitz effettuati dal comando della polizia municipale nella zona, blitz nel quale erano stati rilevati a carico dei commercianti cinesi:

  • lavori di ampliamento dei negozi non autorizzati e denunciati al catasto
  • pubblicità abusiva sui vetri
  • violazione del divieto di vendere all'ingrosso

Tutto questo però sembra non fermare il dilagare di questi anonimi e identici negozi. Negli ultimi anni si è assistito, complici anche la poca trasparenza e la mancanza di controlli, ad un vero e proprio boom, che ha visto il proliferare di ristoranti, poi di negozi in cui si vende di tutto, ed ora anche di locali in cui sono i cinesi ad assumere gli italiani.

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TUTELARE E VALORIZZARE LE BOTTEGHE STORICHE

Una delle peculiarità di Roma, soprattutto dei rioni storici, sono le botteghe artigiane ed il piccolo commercio. Purtroppo però molte di queste realtà, anche a causa della crisi economica, stanno chiudendo e al loro posto, soprattutto in zone come l'Esquilino, proliferano i negozi cinesi. Certamente non vogliamo limitare il libero mercato ma siamo convinti che le botteghe storiche vadano valorizzate e difese. Non tollereremo alcun abusivismo commerciale e neanche quei negozi che aprono e chiudono i battenti nel giro di pochissimo tempo. Pensiamo, magari, di creare un albo dedicato ai mestieri e alle botteghe storiche così da ridare la giusta importanza ad alcune tra le più importanti tradizioni romane. #Cronaca Roma