Cosa c'entra la recente polemica degli esercenti sulla corsa al ribasso nella qualità degli arredi esterni con il fenomeno dilagante (soprattutto in concomitanza con l'arrivo della bella stagione) dei "tavolini selvaggi"? E' presto detto: si tratta di un nuovo trucco escogitato da quei commercianti che in barba alle multe salate continuano ad esporre tavolini vietati in centro storico. Il ragionamento è semplice: se oltre alla multa vengono sequestrati anche i corpi del reato, in questo caso gli arredi, io mi procuro arredi sempre più scadenti così ci rimetto di meno. Dopo l'inchiesta sui bar che "spennano" solo i turisti, ecco serviti i nuovi furbetti.

Il giro d'affari dei tavolini selvaggi che fa male a Roma

Secondo un'inchiesta de "La Repubblica" di questi giorni, sarebbero 9 attualmente gli esercenti finiti nell'occhio del ciclone dell'indagine della Procura per "occupazione abusiva di suolo pubblico". I ristoranti i cui gestori rischiano un processo in piena regola sono tutti concentrati nel centro storico, tra il ghetto al Portico d'Ottavia, Piazza di Spagna, Trastevere, Piazza Navona e l'Ara Pacis.  Se gli esercenti in questione si sono ostinati per mesi, tanto è durata l'inchiesta, ad esporre in barba alla legge tavolini abusivi all'esterno dei locali, evidentemente sarà convenuto loro. Il sistema attuale è proprio questo: cosa mi costa di più? Rinunciare al giro d'affari che mi portano i turisti che mangiano all'aria aperta o incassare le multe del Comune? Le conclusioni sono presto tratte.

I migliori video del giorno

Il punto è che oltre alle brutture di questi arredi che vengono comprati di qualità sempre più scadente per "ammortizzare" le perdite dei sequestri, l'intera città già alle prese con la recente notizia della corruzione di alcuni vigili urbani, deve fare i conti ora anche con la perdita d'immagine.

Perdita d'immagine per la città, e se i cittadini chiedessero i danni?

E' stato il pubblico ministero Nadia Plastina a disporre la chiusura indagine per la richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati. A loro viene contestato il reato di occupazione di suolo pubblico. Ci si chiede però se i cittadini, magari rappresentati da qualche associazione di categoria, non potrebbero chiedere anche un risarcimento morale per questo fenomeno inarrestabile. Il degrado del centro storico di Roma passa infatti anche per la cattiva pubblicità che si propone ai turisti. Non è più tollerabile che debbano essere sempre i cittadini a pagare per la cosa pubblica.  

 

Se vuoi rimanere aggiornato sui temi che ti appassionano e ricevere tutte le mie news, clicca sul tasto SEGUI che vedi in alto accanto al mio nome

REGOLE CHIARE PER L'OCCUPAZIONE DEL SUOLO PUBBLICO

In tema di occupazione di suolo pubblico, è necessario stabilire regole chiare che non lascino spazio a discrezionalità da parte di chi è tenuto a concedere l’autorizzazione e di chi è tenuto a effettuare i controlli su strada. Allo stesso tempo è necessario essere rigorosi nei controlli, prevedendo sanzioni che non rendano conveniente rischiare l’occupazione abusiva, sanzioni crescenti in caso di recidività. Le disposizioni previste nel Regolamento di OSP e nei Piani di Massima Occupabilità che riguardano la Città Storica, devono essere rispettate, possono essere semplificate e migliorate, ma devono essere rispettate. Ne va della legalità e del decoro di Roma. A proposito di decoro, ritengo che anche il Catalogo di arredo urbano commerciale approvato con la Deliberazione 193/15, che stabilisce dettagliatamente le tipologie di arredo utilizzabili, possa essere rivisto, prevedendo interventi migliorativi e ascoltando le associazioni di via, senza che ciò vada a discapito dell’immagine della città.