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Il Comune di Roma fa chiudere il "Centro Culturale Islamico di Ostia", perché secondo l'amministrazione capitolina "sono morosi da 10 anni". Vigili Urbani e Carabinieri hanno apposto i sigilli nella giornata del 5 Dicembre. Il centro culturale, utilizzato come moschea, è nella grande struttura pubblica dell'ex colonia Vittorio Emanuele, sul lungomare Paolo Toscanelli. Sono 35 anni che opera sul litorale romano e può arrivare a 400 fedeli, durante la preghiera del venerdì. Sono circa 15 mila i mussulmani che vivono nel X Municipio di Roma. Venerdì 10 Dicembre, dalle ore 12:00, la preghiera che solitamente si tiene nella moschea, si terrà in piazza dei Ravennati, nei pressi del pontile di Ostia.

Parla il responsabile del centro islamico, Youssef Almoghazi

"Noi da diversi anni abbiamo cercato di regolarizzare la nostra posizione e pagare la quota prevista, come un'associazione senza scopo di lucro, ma i nostri sforzi sono stati vani - ha dichiarato Youssef Almoghazi, responsabile del centro islamico - ho ricevuto una sola telefonata, nel mese di maggio 2016, da parte del Comune per stabilire un contratto. Ho mostrato la mia piena volontà per regolarizzare la nostra posizione, ma nonostante tutto, dopo una settimana da tale colloquio, ci è arrivata l'ordinanza di sgombero".

Nel 2006 è stato il sindaco Veltroni, con un'ordinanza, a consegnare lo spazio alla comunità islamica di Ostia, con la possibilità di svolgere le attività di culto, data la costante crescita dei fedeli mussulmani nel X Municipio di Roma.

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"Tutti i lavori che sono stati fatti all'interno dell'edificio, sono stati fatti a nostre spese e superano i 200 mila euro, con l'approvazione del Comune di Roma e la sua sovraintendenza - prosegue Almoghazi - Noi mussulmani non ci limitiamo alla sola preghiera ma siamo impegnati a creare un'atmosfera di dialogo e integrazione. Collaboriamo con tutti, organizziamo eventi culturali, insegniamo lingua italiana per stranieri e arabo per gli italiani. Ci avevano proposto un area comunale in concessione, dove poter costruire un luogo permanente a nostre spese. E' stato individuato il posto ad Ostia e sono stati presentati i documenti necessari, ma non si è fatto vivo nessuno. Chiediamo adesso, se possibile, di poter rimanere in questo posto per un periodo limitato, in modo da poter trovare nel frattempo un'altra sistemazione, per non dover interrompere tutte le nostre attività".