Un ampio studio pubblicato sul British Medical Journal e condotto da una equipe di medici danesi del Nordic Cochrane Centre metterebbe in discussione la reale utilità del check up periodico, stabilendo che nell’ottica di prevenire la mortalità per cancro e malattie cardiovascolari, questo non sia determinante.
Non solo, ma, da quanto scritto, sottoporsi ad esami periodici spesso provoca sovra-diagnosi che si rivelano spesso sbagliate e uno “spreco” di trattamenti medicali; insomma, in un periodo di tagli alla sanità e combattendo con i tempi sempre più lunghi per la prenotazione di visite mediche, pare che un soggetto sano che voglia sottoporsi ad esami preventivi non faccia altro che peggiorare le cose, non apportando a se stesso alcun beneficio, anzi determinando uno stato personale di stress emotivo dovuto all’eventualità di poter essere malato.
Questa notizia (tendono a precisare gli specialisti) non deve allontanare dall’usufruire dei sempre più specifici sistemi di diagnosi anche e soprattutto perché la diagnosi precoce è di importanza fondamentale, ma è particolarmente rilevante che i medici di base sappiano consigliare e guidare gli assistiti ad un corretto approccio alla prevenzione, promuovendo un atteggiamento più responsabile ed obiettivo. Dunque sì alla mammografia dopo i 40 anni, a screen al colon dopo i 50 ed esami al collo dell’utero; in ogni caso chiedere sempre il perché viene consigliato un determinato esame per evitare una esposizione a radiazioni inutili.