Il settore delle sigarette elettroniche è un ambito nuovo, nel quale tanti italiani hanno investito i propri risparmi. Molte aziende produttrici hanno fatto il proprio investimento in pubblicità in maniera funzionale ai nuovi punti ventita di e-cig, che stavano gradualmente aprendo in tutte le grandi città.
Dopo il boom iniziale, questo settore oggi è in crisi. La causa? Un decreto che ha annunciato una tassazione sui prodotti venduti dai singoli punti vendita. I produttori ed i rivenditori affermano di aver subito già un calo del 50%.
La tassazione sulle sigarette elettroniche e sugli accessori ha portato uno stop negli investimenti.
Nel provvedimento legislativo si è previsto di tassare le e-cigs allo scopo di rimandare l'aumento dell'IVA.
La maggior parte dei negozi chiuderanno, aumenteranno di conseguenza i disoccupati, circa 1000/1500 persone torneranno nella lista. Nel settore dell'editoria ci saranno altre ripercussioni. Diversi marchi hanno investito milioni di euro sui media nazionali, i rivenditori circa un milione su quelli locali.
Le sigarette elettroniche sono state equiparate a quelle tradizionali pur non essendo simili nelle caratteristiche, non contenendo la nicotina.
Massimiliano Mancini, presidente di Anafe, Associazione nazionale fumo elettronico, ha scritto una lettera aperta al ministro dell'Economia, Saccomanni. "E' con notevole stupore - riporta il messaggio - che leggiamo sulla stampa della possibilità che si possa anticipare l'entrata in vigore della tassazione al 58,5% (oltre al 21% Iva) sulle sigarette elettroniche, con l'obiettivo di trovare ulteriori fondi per la copertura della seconda rata Imu.
In sintesi si vuole anticipare la data dell'omicidio premeditato di un intero settore, che negli ultimi sei mesi ha visto un crollo del fatturato del 70% a causa del terrorismo mediatico rinfocolato da alcune lobby interessate a distruggere ogni tipo di novità".