L'uso delle nanoparticelle per il trasporto di farmaci inzone mirate dell'organismo è una tecnica che si sta rivelandovincente nel campo medico: anziché veicolare il farmaco attraversoil sangue, che naturalmente si diffonde in tutto il corpo causandoanche effetti alle volte indesiderati, i nanocontenitori, realizzaticon un polimero biocompatibile (Plga), possono trasportare alloro interno milioni di molecole di medicinale.
La tecnica innovativa è stata messa a punto da un gruppo dibioingegneri e chimici dell'Università di Boston e della PennState University che hanno focalizzato la loro attenzione sullacura delle fratture causate dall'osteoporosi.
La cura,descritta in un articolo pubblicato sulla rivista scientificaAngewandte Chemie, è stata ideata dai professori AyusmanSen e Mark Grinstaff con l'aiuto della dottoranda Vinita Yadave si basa sulfatto che nel caso delle microfratture causatedall'osteoporosi i minerali rilasciati dall'osso si presentanosotto forma di ioni con carica positiva: a questo punto bastacaricare negativamente le nanoparticelle perché possano agiredirettamente sulla parte interessata senza disperdersinell'organismo.
La sperimentazione di questa tecnica è avvenuta con passaggisuccessivi: all'inizio si è utilizzato un modello creato grazie a unfemore e una tibia umani sfruttando un processo di punti quantici,ovvero nanostrutture caricate elettricamente, rese fluorescenti peressere visibili al microscopio: questo ha dimostrato che esse siaccumulavano intorno alle microfratture.
Successivamente la tecnica è stata applicata su pazienti umanidove si sono riscontrati notevoli miglioramenti rispetto il gruppopreso a campione.
Prima di applicare la nuova tecnica su larga diffusione clinicasono comunque necessari approfondimenti e studi ulteriori, ma secondoi ricercatori siamo sulla buona strada per tenere sotto controllol'osteoporosi in maniera preventiva prima che i danni di questapatologia creino danni rilevanti come vere e proprie fratture.