Il governo cinese sembra non abbia finora prodotto risultati significativi nel limitare quello che sta diventando un fenomeno estremamente preoccupante: l'utilizzo del cosiddetto "olio di fogna" nelle cucine, che verrebbe utilizzato nel 10% dei luoghi di ristorazione, in modo particolare da venditori ambulanti.

Il termine "olio di fogna" si riferisce alla natura dell'olio, prodotto mediante processi chimici che miscelano olio di scarto recuperato da fognature e canali di scolo, rifiuti organici dei macelli, e altre sostanze, spesso cancerogene.

Spacciato per olio alimentare, secondo quanto affermato da ChinaDaily, il prodotto finale raggiunge in alcuni casi addirittura gli scaffali dei market, con gravi rischi per i consumatori.

Già da alcuni anni la Cina si trova ad affrontare il problema degli alimenti contraffatti e alterati. In particolare, quello dell'olio riciclato da canali e fognature è un problema che preoccupa l'opinione pubblica cinese già dal 2011. L'olio recuperato è altamente nocivo, e già a partire dal primo utilizzo sviluppa sostanze cancerogene quali aflatossina e altri veleni pericolosi per l'organismo, diventando inoltre ambiente ideale al proliferare di colonie batteriche. Tuttavia esso è difficilmente distinguibile dal vero olio alimentare, a meno di analisi chimiche.

China Daily riporta che nel settembre del 2011 erano state arrestate più di 30 persone, coinvolte nella produzione e nel traffico di olio di fogna, e che si era scoperto essere legate ad una rete clandestina ben più ampia, operante in 14 province nelle quali l'olio veniva smerciato.

A distanza di due anni tale fenomeno non sembra aver subito significative limitazioni, e la popolazione cinese auspica tempestive misure da parte del governo per porre freno a un problema che potrebbe dilagare in maniera incontrollabile, anche al di fuori dei confini nazionali.