Cosa è successo a Torino? Il 15 gennaio2014 la città di Torino doveva discutere su due ordini del giorno: il primo, passatoquasi all'unaminità, riguardava l'autorizzazione all'uso della cannabis per scopi terapeutici (impiegando i farmacicannabinoidi) come già avviene in certi regioni italiane (quali Liguria,Venetoe Toscana) spingendo anche per una produzione nazionale di tali medicamenti.

Per una possibile produzione locale si dovrà aspettare il parere delministero della Sanità, in caso di responso negativo si continuerà adimportarli dall'estero.

Oltre a queste leggi è stataapprovata (per sperimentare) la distribuzione gratuita negli ospedali e nellefarmacie di preparati a base di cannabis.

Il secondo provvedimentopassato persoli due voti , 15 voti a favore (Sel, Idv, parte del Pd, Movimento5 Stelle),13 contrari (centrodestrae ala cattolica del Pd) e6 astenuti ( fra i quali Fassino) implicava l'abolimento della legge Fini-Giovanardi, legge che equipara le droghe leggere alle pesanti, invitando il parlamento ad attualizzarlain chiave moderna (cercando quindi di fare distinzione fra marijuana e droghecome eroina o ecstasy)

Questo è stato l'ordine del giorno che ha creato il caso mediatico diuna 'Torino verde'

A Torino non è legaleconsumare marijuana per scopi ricreativi poichè una legge comunale non può abolireuna legge nazionale tuttavia il dibattito che si è venuto a creare potrebbeagevolarne il vero compito; ovvero modernizzare una legge che lo stesso Vendolaaveva definito come sbagliata, feroce edinefficace.

E' strano che il consumo personale di sostanze che nonnuocciono gravemente alla salute (non piùdi quanto facciano tabacco e alcool) e che avrebbero anche utilizzi tessili e combustibili non sianostate ancora legalizzate. Ma il pericolo di semplificare la questione, legalizzandoper paragoni, è alto. In merito a questo bisogna ricordare una frase diGasparri: "la droga è tale sempre, crea dipendenzae spesso la morte"