Una vita in perenne movimento, condizionata da uno status che ci vuole sempre iperconnessi ed "always on". Alzarsi la mattina, fare colazione al volo mentre si legge il giornale sul tablet, andare a lavoro e restare bloccati nel traffico con i nervi a fior di pelle, lavorare no stop full-time, alle 18.00 altra corsa verso casa, altro traffico e poi palestra, cena, doccia, tutto intervallato da chiamate, sms, whatsapp e internet! E poi, nel momento più atteso della giornata, quando ci si stende a letto e si aspetta il sonno, ecco che Morfeo ci sbatte una porta in faccia e continua ad evidarci.

Sonno, indispensabile per vivere bene

Che il sonno fosse una conditio sine qua non della vita lo sappiamo più o meno tutti. Che i danni dell'insonnia possano essere più o meno gravi per il nostro cervello è un'informazione che si sta diffondendo a macchia di leopardo, con scenari a volte rassicuranti altre volte più drammatici. Di questa seconda prospettiva sono convinti i ricercatori della University of Pennsylvania i quali hanno pubblicato una ricerca sulla rivista scientifica Journal of Neuroscience affermando che perdere ore di sonno significa pregiudicare in modo irreversibile il corretto funzionamento del nostro cervello. Questo perché un cattivo riposo comporterebbe l'eliminazione di un quarto dei neuroni in aree fondamentali del cervello, dedicate ai processi cognitivi e alle funzioni motorie.

Uno stato di veglia prolungata quindi comporterebbe la perdita del 25% delle cellule neuronali

La ricerca sul sonno perduto

I ricercatori hanno sottoposto i ratti ad un ritmo circardiano simile a quello praticato dai lavoratori turnisti, che non hanno per ovvi motivi un ritmo sonno-veglia ben definito. In tre giorni il sonno non superava mai le 4 - 5 ore nell'arco delle 24 ore. Se nel breve periodo si sono attivati dei meccanismi di difesa e protezione, nel lungo periodo i ricercatori hanno osservato la compromissione dell'area cognitiva e di quella che regola il movimento, fondamentali anche nella fase di risveglio. Nonostante ciò, sarebbe ancora prematuro affermare una stessa condizione anche per gli essere umani.