Il Piemonte ha approvato lo scorso 9 giugno la legge regionale che regolamenta l'accesso alla cannabis terapeutica: d'ora in poi i soggetti colpiti da alcune specifiche patologie si vedranno riconosciuto il diritto di far uso di farmaci cannabinoidi per alleviare le proprie sofferenze.

Così come annunciato dall'Ansa, con questa norma, che si rifà alla normativa nazionale sugli stupefacenti, sui medicinali e sulle cure sperimentali, la regione piemontese si va ad unire ad altre dieci regioni italiane (Umbria, Toscana, Puglia tra le altre) che hanno già promulgato una legge sul diritto alle cure a base di cannabinoidi.



Rispetto alle legislazioni già vigenti in Italia, la legge piemontese presenta però alcune novità di rilievo che la pongono all'avanguardia in materia, anche se permangono pur sempre alcune criticità.



Cure gratuite garantite dal Servizio Sanitario Regionale

La delibera asserisce che la terapia a base di cannabinoidi dovrà essere prescritta da una comune ricetta medica redatta dal medico di base (nelle altre regioni solo i medici specialisti possono farlo) e sarà assicurata a tutti dal Servizio Sanitario Regionale.

Gli aventi diritto accederanno alle cure, in ambito sia ospedaliero che domiciliare, gratuitamente (400mila euro già destinati alla copertura delle spese per il biennio 2015/16): questo dovrebbe garantire un reale diritto all'accesso alla cannabis terapeutica, senza dover sostenere le spese di importazione del farmaco dai Paesi Bassi (per farsi un'idea, nelle regioni dove i costi sono a carico del malato, si arriva anche a sborsare 35 euro per un grammo di cannabis).



Produzione e ricerche sulla cannabis

Un'altra novità introdotta dalla giunta piemontese riguarda il tema della produzione di cannabis.

La legge, a questo proposito, contempla tre eventualità: produzione presso lo Stabilimento Chimico Militare di Firenze, importazione dall'Olanda e, cosa assolutamente nuova, possibilità di coltivare cannabis direttamente in Piemonte, facendo partire dei progetti che prevedano il contributo degli Atenei regionali (Torino, Politecnico, Piemonte Orientale) e di altre associazioni radicate sul territorio.



La norma prevede anche stanziamenti per lo studio del principio attivo della cannabis e dei possibili utilizzi in seno all'industria tessile. La coltivazione della canapa a fini manifatturieri, in effetti, non è nuova in Piemonte: fino agli anni '50 essa fa era particolarmente estesa nelle zone di Carmagnola e del Canavese.



Università e laboratori saranno chiamati, per mezzo di ricerche scientifiche studiate ad hoc, a monitorare gli esiti delle cure effettuate e ad esaminare eventuali nuovi raggi d'azione.

I medici, dal canto loro, verranno formati e sensibilizzati sul tema in generale e sull'opportunità di prescrivere la cannabis in particolare. La disinformazione o i pregiudizi, infatti, potrebbero rallentare l'iter di accesso alle cure.



Per quali patologie? E a quali condizioni?

Parliamo, infine, delle criticità ancora non risolte.

In primis, l'elenco delle malattie che prevedono la possibilità di accedere all'uso della cannabis è piuttosto ridotto: dolori cronici, glaucoma, sclerosi multipla o Sla.



Inoltre, permane la condizione che i cannabinoidi possano essere prescritti solo dopo che le terapie standard con gli antinfiammatori si siano dimostrate non efficaci. E questo può significare mesi o addirittura anni di sofferenze.

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