Continuamente vengono studiate e sviluppate nuove terapie e questo è vero anche in ambito oncologico, dove un nuovo tipo di radioterapia sta prendendo piede. La radioterapia è uno degli strumenti più utilizzati al mondo per la cura di diversi tipi di tumore, grazie alla sua versatilità, al relativo basso costo per paziente ed alla sua comprovata efficacia. Attualmente viene utilizzata per circa il 50-60% dei casi di tumori maligni, ma il suo utilizzo tende ad aumentare.  La terapia protonica è un nuovo tipo di radioterapia, che basa le sue proprietà sulle proprietà intrinseche dei fasci di protoni e al modo in cui possono essere distribuiti all'interno dei tessuti umani.

Come funziona la terapia protonica?

I protoni, particelle cariche positive e molto più pesanti degli elettroni (carichi negativamente) vengono accelerati all'interno dei ciclotroni a velocità estreme (quasi la metà della velocità della luce). Si possono così creare fasci protonici dall'energia di -230 Mev (megaelettron Volt) che possono penetrare fino a 30cm all'interno dei tessuti umani. Il fascio viene ristretto in un raggio estremamente sottile grazie ad un campo magnetico molto intenso e viene indirizzato verso l'area tumorale grazie ad una ricostruzione tridimensionale computerizzata del tumore e dei tessuti circostanti. Il fascio colpisce le cellule tumorali, provocando un danno al loro DNA, uccidendole o impedendo loro di continuare a moltiplicarsi.

Quali sono i vantaggi della terapia protonica?

Uno dei vantaggi della terapia protonica rispetto alla radioterapia tradizionale, è la possibilità di dirigere l'energia verso aree molto più limitate (e quindi limitare il danno al solo tessuto tumorale).

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In questo modo i tessuti sani non vengono irradiati come succede spesso a seguito della radioterapia tradizionale. Inoltre è possibile avere un grande controllo sull'intensità energetica dei fasci generati, il che permette di regolare le sedute di terapia in maniera molto fine e specifica per ogni singolo paziente e per ogni singola terapia. La bassa tossicità, potrebbe permettere il suo uso specificatamente nei casi pediatrici, risultando meno dannosa per i piccoli pazienti.  La Scienza medica, dunque, procede continuamente in avanti e non ci resta che attendere gli ulteriori sviluppi anche nel nostro paese derivanti dall'introduzione di questo presidio terapeutico.