Per le donne in età post-menopausa e negli uomini, ricorrere ad un supplemento di calcio, ad esempio, mediante integratori, può avere effetti importanti sui lipidi plasmatici, colesterolo cattivo (LDL), buono (HDL), quello non-HDL e sui trigliceridi. Tutto questo deve portare alla massima cautela quando si decide di ricorrere a certi integratori perché, in questi casi, sarebbe opportuno associarli ad un monitoraggio del profilo lipidico. E’ bene precisare che questo è uno studio “osservazionale” e non clinico, cioè non è stata dimostrata una correlazione causa-effetto, ma solo evidenziato che in una popolazione che ha elevati valori di calcemia presenta anche un alterato profilo lipidico, e questo è associato a problemi cardiovascolari.

Lo studio non ha preso in considerazione se la stessa popolazione soffriva di altre malattie e se era sotto trattamento farmacologico. Tuttavia, i risultati ottenuti da questa indagine su una popolazione così estesa, oltre 8600 persone, fornisce delle indicazioni che è saggio tener ben presente.

Lo studio dell’Università Magna Græcia

Lo studio pubblicato sul numero di febbraio di Medicine, da Luigia Gallo, Maria C. Faniello e collaboratori, ha voluto approfondire il ruolo del calcio nei disturbi cardiovascolari. In letteratura è noto che un supplemento di calcio è associato ad un aumento dei rischi coronarici e problemi cardiovascolari. Con questo studio i ricercatori hanno voluto approfondire il rapporto tra calcemia e ipertensione e iperlipidemia.

Si tratta di uno studio osservazionale, cioè su una popolazione non selezionata.

Tra gennaio 2012 e dicembre 2013 sono stati arruolati 8610 pazienti e analizzati nei laboratori di Biochimica Clinica dell’Università Magna Græcia di Catanzaro. Sono stati analizzati i livelli di colesterolo, nelle varie forme (LDL, HDL, non-HDL), dei trigliceridi e del calcio, presente nel siero di uomini e donne in età post-menopausa.

Il colesterolo è presente nel sangue in forme diverse. I due tipi principali sono il colesterolo “buono” e il colesterolo “cattivo”, entrambi circolanti sotto forma di aggregati di lipidi e proteine. È per questo che il primo è anche noto con l’acronimo HDL (dall’inglese High Density Lipoproteins, lipoproteine ad alta densità), mentre il secondo viene anche chiamato LDL (dall’inglese Low Density Lipoproteins, lipoproteine a bassa densità). Le HDL sono considerate “buone” perché, trasportando il colesterolo dai tessuti periferici verso il fegato, permettono di eliminarlo dall’organismo. Le LDL sono invece considerate “cattive” perché trasportano il colesterolo dal fegato verso i tessuti e, durante il loro tragitto, possono ossidarsi e depositarsi sulla parete delle arterie, contribuendo alla formazione di placche aterosclerotiche e aumentando, così, il rischio cardiovascolare. Scopri di più grazie ai consigli del medici del Policlinico "A. Gemelli" nell'iniziativa Viaggio al Cuore del Problema, powered by Danacol.

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Posted by Danacol onFriday, 1 April 2016

In questa popolazione è stata osservata una diretta correlazione tra livelli serici di calcio e dislipidemia.

Nelle donne pre-menopausa la correlazione è risultata meno evidente.

Il calcio, un elemento importantissimo

E’ bene precisare che il calcio è un elemento fondamentale per la nostra salute. Partecipa a molteplici meccanismi sia intracellulari che all’esterno delle cellule, alla coagulazione del sangue, alla mineralizzazione delle ossa, alla regolazione degli impulsi nervosi ed i suoi livelli fisiologici sono sotto controllo ormonale, calcitonina e paratiroideo.

Mentre sembra acquisito che un supplemento di calcio, preso con gli alimenti o con degli integratori, porta ad una riduzione delle fratture, numerosi studi mirano a stabilire se il calcio, preso da solo mediante integratori o associato ad un supplemento di vitamina D, porta benefici o danni per la salute.

In particolare, se questo è associabile a problemi cardiovascolari come un aumentato rischio dell’infarto del miocardio. Altri studi hanno correlato livelli elevati d calcemia alla sindrome metabolica, all’insulina-resistenza e ad un peggioramento del profilo lipidico.

Lo studio dei ricercatori calabresi aggiunge un ulteriore tassello nel chiarire la correlazione tra calcemia e salute.