La Depressione è uno stato di assoluto senso di oblio, nel quale un individuo può trovarsi durante la sua vita. Un male che purtroppo agisce silente e si riconosce solo quando il buio interiore lo ha già avvolto. Una situazione di squilibrio emotivo che più si cerca di capire e più fa cadere a fondo. La cura purtroppo più efficace è la reazione interna che la persona stessa deve avere, ma che spesso non trova perché uno dei sintomi della depressione è proprio la perdita di fiducia in se stessi. Inoltre la momentanea mancanza dell'autostima necessaria rende difficile ricominciare la risalita.

Sembra però che uno studio condotto al Massachusetts General Hospital, e pubblicato da Roy Perlis sulla rivista "Nature Genetics", abbia aperto uno spiraglio.

Le 15 aree interessate dal genoma

A quanto pare la depressione, in seguito alla ricerca effettuata dal gruppo del Massachusetts General Hospital condotta da Craig L. Hide, non è più un male misterioso. Lo studio è stato fatto su un campione di 460 mila genomi, di cui 120 mila riguardavano persone colpite da stadi di depressione diversificati. Lo studio ha quindi individuato 15 regioni genomiche che sono fortemente correlate nel rischio di manifestazioni depressive. La scoperta fatta con una ricerca condotta per la prima volta su soggetti non solo asiatici, ma di origine europea, risulta un enorme passo avanti nello studio di questa malattia.

Un piccolo iniziale successo, per provare a risolvere alla radice un problema significativo come questa patologia silenziosa e aggressiva.

Problema erditario

Molti studi hanno intanto accertato come la depressione sia un male ereditabile e che coinvolge non solo un gene, ma diversi. Determinarli è a quanto pare una procedura altamente difficoltosa, in quanto non ci sono test specifici a livello biologico che possano dare la certezza del risultato.

E' importante che la ricerca continui a essere viva, e si diriga anche verso altre tipologie di indirizzo, perché con i mezzi attuali raggiungere un risultato è difficile.

Servono nuove tecnologie di studio

Perlis, che ha pubblicato la ricerca condotta sulla depressione, lamenta il fatto che i sistemi di ricerca con cui si lavora al momento sono obsoleti, vecchi di 40 anni.

Nella sua pubblicazione commenta così la situazione: “Speriamo che la scoperta di questi geni porti all'individuazione di trattamenti innovativi", insomma un chiaro messaggio al quale aggiunge che "esistono grandi database di dati biologici sui cui si possono condurre analisi proficue per studiare disturbi psichiatrici quali i disturbi d'ansia, in cui gli approcci tradizionali di ricerca genetica non hanno dato esiti soddisfacenti”. Motivo in più per fare qualcosa in merito, Curare la depressione sarebbe un grande traguardo per la medicina di oggi.