Quest’anno la Giornata Mondiale della Salute 2017 organizzata dall’OMS ha come tema la Depressione. Abbiamo deciso di parlarne con la Dott.ssa Jessica Combi, Psicologa e fondatrice della Pagina Facebook “psicologia e psicoanalisi da Freud ad oggi”.

Dott.ssa Combi, partiamo da un articolo che ha condiviso di recente nella sua pagina FB riguardante la depressione post - partum: si tratta di un fenomeno spesso sottovalutato, può aiutarci a capire perché?

La nascita di un figlio è un evento cruciale nella vita di una donna. I cambiamenti e le connesse difficoltà che le donne e il nuovo nucleo familiare si trovano ad affrontare sono molteplici e coinvolgono svariati ambiti.

Nonostante questo, però, nell’immaginario collettivo la maternità ha una connotazione ancora oggi per lo più positiva e questo porta le donne a non sentirsi a proprio agio nel confidare ai loro curanti i problemi esperiti e i vissuti negativi, spesso ai loro occhi inammissibili e dunque poco condivisibili, rendendo così difficile per gli operatori rilevare le prime avvisaglie di un disturbo dell’umore. Abbiamo bisogno di aiutare le donne a parlare delle loro difficoltà senza sentirsi in colpa già durante il periodo della gravidanza onde individuare la presenza di eventuali elementi di vulnerabilità al fine di prevenire l’esacerbarsi della patologia, che inevitabilmente comporta degli esiti sullo sviluppo del bambino.

E per quanto riguarda la figura paterna, esistono rischi comparabili?

Sì, sebbene se ne parli ancora troppo poco la depressione post-partum può colpire anche i papà. I cambiamenti sociali quali la caduta della società patriarcale, l’emancipazione femminile e l’interscambiabilità dei ruoli hanno fatto sì che i padri di oggi siano molto più presenti e partecipi nella vita dei loro figli.

Come accennato prima, l’acquisizione del ruolo genitoriale e il passaggio da coppia a coppia genitoriale porta con sé nuove difficoltà. Tutto questo unitamente alle nuove esigenze familiari comporta degli inevitabili riassestamenti non facili da affrontare. Il malessere nei padri può iniziare con una costellazione sintomatologica somatica nel periodo del pre-partum, la Sindrome di Couvade, fino all’esacerbarsi di una franca depressione caratterizzata da sintomi quali: umore depresso, minore interesse nelle attività quotidiane, perdita o aumento di peso, insonnia o ipersonnia, agitazione o rallentamento psicomotori, mancanza di energia, ridotta capacità di concentrazione, sentimenti di autosvalutazioni o di colpa.

Anche in questo caso le implicazioni sullo sviluppo del bambino sono molto rilevanti.

Infine, tornando all’iniziativa dell’OMS, è stato scelto di sviluppare il tema con lo slogan: “depressione, parliamone”. Quanto è importante aprirsi al dialogo?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di dedicare questa Giornata al “male del secolo”. Si stima infatti che soffrano di depressione circa 322 milioni di persone nel mondo, è la prima causa di disabilità al mondo ed è in crescita del 20%. La depressione colpisce persone di qualsiasi età, sesso anche se con una prevalenza di quello femminile, stato sociale e paese. Parlarne è essenziale. Se una persona ha un problema fisico va dal medico, ma ancora oggi si hanno delle difficoltà ad ammettere a se stessi e alle persone che ci circondano che si hanno problemi di questo tipo.

Dobbiamo combattere lo stigma verso questi disturbi. La depressione non è “debolezza”, ma è una vera e propria malattia che richiede un supporto psicologico adeguato per potersi risolvere. Aprirsi al dialogo per una persona che soffre di depressione è, a mio avviso, il primo passo per cercare e ottenere un aiuto concreto che la porti ad avere nuovamente una vita piena e soddisfacente.