È preoccupante come l'utilizzo degli antibiotici, ultimamente sconsigliato perché ha come conseguenza primaria lo sviluppo di resistenze, stia ancora crescendo, soprattutto nei Paesi con reddito basso o medio, mentre rimane consistente nei Paesi ricchi. Il loro consumo globale, assoluto o individuale, sta salendo rapidamente, nonostante gli allarmi dei microbiologi. In questo modo si rende ancora più ardua la ricerca di una soluzione contro l'incombente pericolo della resistenza batterica agli antibiotici, che potrebbe renderci inermi di fronte alle malattie più comuni già tra pochi anni.

Un recente studio che ha coinvolto l'Università statunitense di Princeton, quella di Anversa e il Politecnico di Zurigo, ha mostrato come il consumo di antibiotici stia aumentando e come esso sia correlato ad una minaccia per la salute mondiale. Lo studio, pubblicato sulla rivista dell'Accademia Nazionale delle Scienze, spiega come l'inefficacia degli antibiotici sia da attribuire al loro uso smodato. Purtroppo nei Paesi ancora in via di sviluppo è necessario che l'accesso agli antibiotici sia facilitato, dal momento che sono luoghi in cui le patologie infettive sono comuni e senza di essi la mortalità si mantiene ad alti livelli.

La ricerca

Si è trattato di una vero e proprio censimento, eseguito su 76 Nazioni, del consumo di antibiotici ed ha mostrato come esso sia cresciuto negli ultimi 18 anni del 65%: sono circa 35 miliardi le dosi quotidiane di antibiotico, chiamate con la sigla DDD. La DDD è un'unità di misura che indica la dose di mantenimento giornaliera, cioè quella seguente la prima somministrazione di qualsiasi farmaco, che è più concentrata.

I risultati hanno riportato un aumento nei Paesi in via di sviluppo o a medio reddito pari al 114%, sia perché è aumentata la popolazione, sia perchè si è verificato un aumento della DDD pro capite, addirittura fino al 77%. Nei Paesi più ricchi si è avuto una piccola crescita del 6%, pur rimanendo i soli dove l'accesso agli antibiotici è totale, mentre per i Paesi a basso reddito accedere a questi farmaci di alto costo è ancora difficile.

I più utilizzati tra tutti sono le penicilline ad ampio spettro, che vedono aumentare la loro diffusione del 36% in tutto il mondo.

I nuovi antibiotici

Aumenta anche la diffusione dei nuovi antibiotici di ultima generazione, ovvero quelli chiamti in causa dopo che i "classici" non mostravano più efficacia. Tra di essi i linezolidi, i carbapenemi e colistina, utilizzata per decenni soltanto negli allevamenti animali per le sue interazioni con i reni, e per questo risultata ancora attiva contro i batteri umani. Sono soprattutto gli statunitensi a consumarne la maggior quantità, insieme agli indiani che li stanno raggiungendo e superando nel consumo procapite.

È necessario intervenire gestendo i farmaci in modo più responsabile, educando la popolazione e riducendo il più possibile gli antibiotici di ultima generazione, che forse, sono gli ultimi a poter funzionare.

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