È ricoverato nel reparto rianimazione in isolamento il ragazzo di 27 anni presentatosi ieri mattina all'ospedale Santa Maria di Terni con sintomi riconducibili alla meningite meningococcica. Nel frattempo i medici attendono i risultati di esami approfonditi. Nel frattempo è scattata la profilassi antibiotica per i familiari del giovane.
Un caso di presunta meningite a Terni
Un ragazzo di 27 anni ieri mattina è stato ricoverato per un caso sospetto di meningite meningococcica all'ospedale Santa Maria di Terni. Un primo esame rapido ha escluso si possa trattare di un caso di meningite, ma i dottori sono ancora in attesa di poter valutare le condizioni del giovane servendosi dei risultati di esami microbiologici più approfonditi per identificare il germe e stabilire così di cosa si tratta per poi procedere ad una cura adeguata.
Intanto il ragazzo è ricoverato nel reparto rianimazione e sottoposto a una profilassi antibiotica per migliorarne le condizioni. Anche la famiglia ed alcuni amici con cui ha avuto contatti in questi giorni sono stati convocati per sottoporli a profilassi: il pericolo è che in caso di infezione da meningococco il ragazzo abbia infettato qualcuno che gli stava accanto.
Per prevenire le malattie serve il vaccino
Per poter essere immuni dalla meningite, così come da tante altre malattie, è sufficiente fare il vaccino. Ma ultimamente molte campagne di disinformazione hanno demonizzato in modo estremamente pesante i vaccini (tacciandoli anche come responsabili di alcune malattie come l'autismo) riducendo il numero di persone fra bambini, adulti ed anziani che sono stati vaccinati.
In particolare, molti genitori preferiscono non vaccinare i bambini pensando che li conduca verso conseguenze disastrose, oppure che siano troppi. C'è chi addirittura pensa che i vaccini siano soltanto un mezzo per incrementare le entrate delle farmacie. Non importa che molti di questi vaccini siano gratuiti oppure a pagamento, la diffidenza verso questi preziosi strumenti di prevenzione è ancora molto alta.
Questa tipologia di pensiero però non mette in pericolo di vita soltanto le persone interessate, ma anche chi ha contatti con loro, e di persona in persona la patologia si può facilmente diffondere andando ad attaccare anche soggetti immunodepressi che rischiano seriamente di andare incontro a complicanze più di quanto rischia una persona sana.