Tra lo sviluppo dell'Alzheimer e il batterio che causa una affezione alle gengive, la parodontite cronica, potrebbe esserci un legame. E' quanto emerge da uno studio internazionale condotto dalla Scuola di odontoiatria dell'Università di Louisville, negli Stati Uniti. Come autore dello studio va segnalata anche la presenza dell'azienda farmaceutica Cortexyme Inc. che ha messo a punto un farmaco contro il batterio.

Alzheimer e parodontite

I ricercatori, per dimostrare l'esistenza di un rapporto tra l'esposizione al batterio e lo sviluppo della più comune forma di demenza senile, hanno prodotto l'infezione in alcuni topi geneticamente modificati, in modo da poter osservare le modifiche indotte dal batterio stesso al tessuto cerebrale. Il batterio Porphyromonas gingivalis, che è causa della parodontite, nei topi ha portato ad un aumento nella produzione delle placche beta-amiloidi che vengono associate all'Alzheimer.

Oltre a ciò, i ricercatori, nei pazienti affetti da questa patologia neurodegenerativa, hanno osservato la presenza di enzimi tossici prodotti dal batterio, ovvero le cosiddette gingipain, che avrebbero un ruolo nella patogenesi di questa malattia.

Secondo l'ipotesi formulata dai ricercatori, il batterio responsabile della parodontite, Porphyriomonas gengivalis, una volta raggiunto il cervello, o tramite i nervi cranici o attraverso una falla della barriera ematoencefalica o tramite alcune cellule del sistema immunitario, sarebbe in grado di passare, in un processo della durata di anni, da neurone a neurone.

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Salute

In particolare, l'azienda farmaceutica Cortexyme, tenendo conto dei risultati dello studio, ha sviluppato dei farmaci in grado di bloccare gli enzimi gingipain. Nello specifico, inibendo una molecola Cor388, sono riusciti ad ottenere due risultati molto significativi: hanno interrotto la produzione di placche di beta amiloide ed hanno diminuito la neuroinfiammazione dell'ippocampo. Questi risultati dovranno però trovare la conferma in altri studi. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Advances.

Alzheimer

L'Alzheimer è una patologia a carattere neurodegenerativo che comporta un progressivo declino delle facoltà mentali. Viene anche definita la malattia che ruba i ricordi del paziente. Se si pensa che la nostra identità è data proprio dal ricordo delle esperienze vissute, ci si rende conto di come questa malattia rubi l'identità del paziente, spogliandolo di se stesso. L'Alzheimer rappresenta la forma più comune di demenza senile.

Nel nostro Paese si stimano circa 500mila malati. Questa patologia neurodegenerativa colpisce il 5% dei pazienti con più di 60 anni di età. Si chiama così dal medico Alois Alzheimer, che fu il primo a descriverla nel 1907. L'Azheimer dà luogo alla formazione di placche costituite da proteine amiloidi. La malattia ha un decorso lento, pertanto i pazienti possono vivere fino anche a 8-10 anni dopo che è stata diagnosticata.

Questo tipo di demenza al principio si manifesta con piccoli problemi di memoria che non destano preoccupazione. Nel corso del tempo però questi deficit della memoria portano il paziente a non riuscire più a gestire la propria vita. Ad esempio, può accadere che non riesca più a seguire delle precise indicazioni, o che abbia dei disorientamenti temporali, anche su luoghi e persone.

Allo stato attuale delle conoscenze mediche, non esistono farmaci in grado di far regredire la patologia, pertanto i trattamenti esistenti mirano soprattutto a contenere i sintomi. Ad esempio si utilizzano i farmaci inibitori dell'acetilcolinesterasi, che agiscono inibendo un enzima che distrugge l'acetilcolina, un neurostrasmettitore che deficita nei malati di Alzheimer.

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