Riattivati cervelli di maiale ad alcune ore di distanza dalla morte con il ripristino della circolazione del sangue e di alcune funzioni cellulari. L’eccezionale esperimento è stato compiuto dai ricercatori dell’Università di Yale, negli Stati Uniti, ed è stato pubblicato dalla rivista Nature che gli ha dedicato la copertina dell’ultimo numero. La scoperta apre nuove strade nello studio delle neuroscienze, soprattutto per quanto riguarda lo studio delle malattie neurodegenerative e la sperimentazione di nuovi farmaci.

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Cervelli di maiale riportati in vita, la ricerca dell’Università di Yale

I ricercatori dell’università americana di Yale sono riusciti a riattivare le cellule, ma non l’attività elettrica associata alla coscienza, di cervelli di maiale morti da alcune ore. Alcune indiscrezioni dell’esperimento erano già filtrate lo scorso anno quando lo stesso team riuscì a mantenere in vita sempre un cervello di maiale per 36 ore dopo la morte.

Quelli pubblicati sull’ultimo numero di Nature sono gli sviluppi di quell’esperimento che dimostrano come, contrariamente a quanto si riteneva finora, i cervelli dei grandi mammiferi, tra cui l’uomo, conservano la capacità di ripristinare la circolazione sanguigna e la funzione delle cellule anche a diverse ore di distanza da un arresto circolatorio.

Cervelli di maiali riattivati dopo la morte
Cervelli di maiali riattivati dopo la morte

L’esperimento è stato condotto utilizzando i cervelli di 32 maiali forniti da un macello e trattati con un dispositivo denominato BrainEx che pompa nelle arterie del cervello, a temperatura ambiente, una soluzione salina sostitutiva del sangue composta da sostanze protettive agenti di contrasto e stabilizzanti. Dopo sei ore di immersione nel dispositivo l’irrorazione nei vasi sanguigni è stata ripristinata e si è evidenziata, oltre alla riduzione della morte delle cellule, la riattivazione di alcune funzioni come la formazione di connessioni tra i neuroni (sinapsi).

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Saranno ora necessari ulteriori studi per verificare se immersioni più prolungate nel dispositivo possono portare al ripristino completo dell’attività cerebrale.

Cellule del cervello riattivate dopo la morte, ancora lontani i test sull’uomo

Alla ricerca della Università di Yale, coordinata da Nenad Sestan, ha partecipato anche una ricercatrice italiana, Francesca Talpo dell’Università di Pavia. La ricercatrice italiana, interpellata dall’agenzia Ansa, ha dichiarato che lo scopo dell’esperimento è quello di riuscire a mantenere il più a lungo possibile il cervello in vita per poter studiare meglio le malattie neurovegetative e la sperimentazione di nuovi farmaci.

Importanti potranno essere anche le ricadute sulla conservazione degli organi per i trapianti.

Ancora molto lontani, ha proseguito Francesca Talpo, i test che potranno riprodurre sul cervello umano gli stessi effetti sperimentati per la prima volta sul cervello dei maiali.

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