Pubblicato il secondo Rapporto 'Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali', elaborato da Crea e promosso dalla Funzione pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi comuni. La differenza rispetto al primo rapporto, pubblicato un anno fa, è che le liste d'attesa nel pubblico continuano ad allungarsi. Sono state prese in considerazione 11 prestazioni sanitarie. Dall'indagine risulta che, mediamente, nel pubblico bisogna attendere 2 mesi per avere una prestazione, a fronte di 9 giorni in intramoenia e 7 giorni nel privato. Ma incredibile è il costo: molte prestazioni mediche costano meno se effettuate privatamente che in intramoenia.

Un'Italia che fa fatica ad uniformarsi sotto l'aspetto dell'assistenza sanitaria

Il Piano Nazionale di Governo delle liste d'attesa (Pngla) risale al 2010-2012 e prevede il monitoraggio annuale e sistematico dei siti web. Un successivo "decreto trasparenza" prevedeva la messa a disposizione dei cittadini di questi portali che, oltre a fornire un servizio, potesse rappresentare uno strumento utile al controllo dell'operato delle Istituzioni sull'utilizzo dei fondi pubblici. Sono trascorsi dieci anni e ancora – tra Regioni e Province Autonome – solo nove su ventuno hanno attivato un sito web così come previsto.

Le Regioni che si sono adeguate sono Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano. Nel Sud solo la Basilicata. Tutte le altre, se hanno un sito web non è di nessuna utilità.

Da questo rapporto emerge che, nel pubblico, i tempi di attesa continuano ad allungarsi così come i costi che tendono ad aumentare. Nel privato tutto invariato rispetto allo scorso anno. Il confronto è stato fatto su 11 prestazioni mediche, senza alcuna indicazione di urgenza.

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Politica Salute

Ad esempio, per una colonscopia nel pubblico bisogna attendere quasi 4 mesi (112 giorni), nel privato convenzionato 79 giorni mentre per l’intramoenia bisogna attendere 11 giorni così come facendola privatamente.

Altro capitolo di interesse sono i costi. La metà delle prestazioni prese in considerazione costa meno farle privatamente che in intramoenia. Viene citato, ad esempio, l’ecocardiografia: 109 euro in intramoenia contro 98 euro privatamente. Questo spinge sempre più cittadini a pagarsi le prestazioni mediche di tasca propria, ricorrendo a strutture private.

Ma è assurdo perché equivale a pagare la sanità due volte, una volta con la fiscalità generale ed una seconda volta “al bisogno”.

Ma non tutte le Regioni sono messe male. L’Emilia Romagna, ad esempio, ha tempi di attesa mediamente di 30 giorni. Anche in Liguria e Campania i tempi sono sotto la media nazionale così come Veneto, Sicilia, Lombardia e Lazio. Nelle Marche bisogna attendere fino a 110 giorni. Per una vista ortopedica, in Emilia Romagna basta attendere 19 giorni mentre i marchigiani, per la stessa prestazione, di giorni ne devono attendere ben 91.

C’è anche reticenza

Ritornando al sito web e alla trasparenza, secondo il dato emerso dall'Osservatorio Gimbe sulla trasparenza nella comunicazione delle liste d'attesa sui siti web di regioni e Aziende Sanitarie, delle nove Regioni che hanno pubblicato portali web interattivi, nessuna fornisce un dato sui tempi massimi di attesa oppure le opzioni in altre strutture convenzionate.

Eppure il tema delle liste d'attesa sembra essere al centro dell'agenda Politica di questo governo, come dimostrato dallo stanziamento di 400 milioni per "l'implementazione e l'ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche legate ai sistemi di prenotazione elettronica per l'accesso alle strutture sanitarie".

Con l’approvazione del Pngla 2019-2021 da parte della Conferenza Stato-Regioni.

Quindi, non ci resta che attendere il Terzo rapporto e vedere se qualcosa sta cambiando. Una cosa è certa, grazie anche alla qualità degli operatori sanitari che operano nel nostro Paese, il livello dell’assistenza sanitaria in Italia si colloca tra i più avanzati al mondo. Non sono rari gli esempi di interventi chirurgici effettuati con successo nel nostro Paese su pazienti venuti dall'estero nei nostri Ospedali ritenendoli tra i più qualificati.

Un altro capitolo di cui andare fieri è il sistema universalistico, che assicura ad ogni paziente un intervento in base alla gravità e non alla carta di credito o al tipo di polizza assicurativa. Difendere tutto questo richiede maggiori investimenti, più assunzioni, maggiori controlli e una gestione indipendente dalla politica ma centrata sul merito.

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