L'efficacia delle cure oncologiche e la loro tollerabilità da parte del paziente non dipendono soltanto dalla molecola somministrata o dalle caratteristiche genetiche del tumore, ma anche dall'equilibrio del microbiota intestinale. A confermarlo è una recente analisi scientifica a firma di Domenico Basta, docente all'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Microbiota in Health and Disease.

Attraverso una sintesi di oltre dieci anni di evidenze cliniche, lo studio mette in luce come i miliardi di batteri che popolano il nostro apparato digerente interagiscono in modo dinamico con le terapie antitumorali più avanzate, comprese l'immunoterapia, la chemioterapia e la radioterapia.

Secondo Basta, oggi sappiamo che il microbiota intestinale non è un semplice spettatore, ma un vero e proprio co-protagonista nel percorso terapeutico oncologico. I microrganismi benefici “educano” il nostro sistema immunitario, insegnando ai linfociti T a riconoscere e aggredire le cellule tumorali con maggiore precisione. Mantenere o ripristinare questo equilibrio significa potenziare l’azione dei farmaci e proteggere il paziente da effetti collaterali invalidanti.

I batteri "alleati" e la medicina personalizzata

Lo studio individua tre ambiti fondamentali nell'interazione tra flora batterica e trattamenti oncologici. Specie benefiche come Akkermansia muciniphila, Faecalibacterium prausnitzii e diversi ceppi di Bifidobacterium producono metaboliti protettivi, tra cui acidi grassi a catena corta, che stimolano la risposta immunitaria dell’ospite e ottimizzano i risultati clinici delle terapie.

Le conclusioni evidenziano come la profilazione metagenomica del microbiota — ovvero la sequenziazione del DNA batterico del paziente prima dell'inizio delle cure — sia destinata a diventare uno strumento di routine nella pratica clinica. L’integrazione della mappa metagenomica nei protocolli oncologici rappresenta un passaggio fondamentale verso una medicina personalizzata. Analizzare l’intestino del paziente prima di somministrare una terapia consentirà di prevederne la risposta, personalizzare il supporto nutrizionale e calibrare le strategie di intervento, massimizzando le probabilità di successo e riducendo al minimo la tossicità.

Interazione complessa e strategie future

Il ruolo del microbiota intestinale quale determinante sistemico dell'immunità dell'ospite e fattore chiave nell'efficacia terapeutica è stato ampiamente confermato da indagini precliniche e cliniche.

La composizione dell'ecosistema commensale intestinale influenza le risposte del paziente agli inibitori del checkpoint immunitario, alla chemioterapia citotossica standard e alla radioterapia. Al contrario, la disbiosi intestinale, indotta da antibiotici ad ampio spettro o squilibri alimentari, compromette gli esiti di sopravvivenza e intensifica le tossicità correlate alla terapia, come la mucosite indotta dalla chemioterapia e la colite associata all'immunoterapia. Per ottimizzare le risposte cliniche e ridurre la tossicità, sono oggetto di studio diverse strategie terapeutiche mirate a manipolare l'ecosistema intestinale, tra cui il trapianto di microbiota fecale (FMT), l'impiego di bioterapici vivi di nuova generazione, interventi dietetici specifici e l'utilizzo di inibitori enzimatici selettivi.