Il doping è l'uso di sostanze o medicinali con lo scopo diaumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell'atleta. IIricorso al doping è un'infrazione sia all'etica dello sport, sia a quella dellascienza medica. Questo tipo di sostanza è presente in molti sport e inparticolare nel ciclismo.

Nel ciclismo, agli inizi, il vero doping era forse potermangiare bene, fare una vita il piùpossibile sana e avere la fortuna di non ammalarsi. Questa era la situazione agli inizidel secolo, quando il ciclismo stava entrando negli interessi della gente, lavita era difficile, e il successo si raggiungeva con molto allenamento e una sana alimentazione.

D'altraparte la pratica ciclistica, con quelle bici, con quelle strade e con queichilometri da affrontare, richiedeva sforzi inumani, quindi bisognava innanzitutto nutrirsi bene; questo non sempre era possibile, quindi già nel 1879 icorridori usarono caffeina, zucchero disciolto in etere ed altre bevande a basedi alcool e di nitroglicerina, sulla base della sua attivitàcoronarodilatatrice e nella supposizione che aumentasse la portata cardiaca.

Il primo casoufficiale di doping nel mondo del ciclismo risale all'anno 1886, quando ilciclista gallese Arthur Lindon morì a seguito dell'assunzione di Tremitil nellagaraParigi-Bordeaux. Da Arthur Lindon a Valentino Fois, passandoper Tommy Simpson, Marco Pantani e José María Jiménez, altro leggiadro etossico scalatore finito in depressione cronica, la storia del ciclismo sitrasforma in una storia di morti esplicite e misteriose, morti sospette.

Unaforma ufficiale di controllo antidoping è stata istituita nel 1955: quell'anno,infatti, in Francia cominciarono leanalisi obbligatorie sui ciclisti, scoprendo immediatamente percentuali dipositivi pari anche al 20 per cento. Jacques Anquetil morto nel 1988 è stato tra igiganti del ciclismo, un grande corridore. In certi aspetti molto vicino aCoppi, fece affermazioni pesanti sul doping:

"Bisognaessere degli imbecilli o degli ipocriti per credere che un ciclistaprofessionista che corre 235 giorni all'anno possa farcela senza stimolanti" (L'Equipe,1967)

"Mi dopo perché tutti sidopano" (FranceDimanche, 1967)

"Voi credete sinceramente, signor ministro, che si possa correreuna Bordeaux-Parigi solo con l'acqua minerale?

E' impossibile. Cominciate conun pezzetto di zucchero, poi del cioccolato, poi del caffé, poi un altrocaffé…ed a partire da lì siete nell'ingranaggio. Siete un dopato." (Faccia afaccia col ministro dello sport François Missoffe che non aveva graditol'affermazione precedente)

E Coppi? Fausto faceva uso di stimolanti. Nino DeFilippis, che nell'ambiente era soprannominato "l'infermiere" perchésapeva fare le iniezioni, raccontò che durante una riunione su pista inFrancia, Coppi gli chiese di fargli una iniezione. Nino si meravigliò con lostesso Fausto: "Ma perché vuoi un'iniezione per una riunione che non haalcun valore, nessuna importanza? "Fausto gli rispose: "Vedi Nino,qui ci sono ventimila spettatori che hanno pagato il biglietto per vedere me.Non posso deluderli." Coppi peròera seguito da un medico di fiducia, èstato il primo a capire l'importanza del medico e l'importanza della dietagiusta, a dare molta importanza a tutti i particolari, è stato il primocorridore moderno.

Altri corridori meno dotati, cercavano di migliorare le proprie prestazioni affidandosi a praticoniche non si facevano scrupolo di propinare loro spaventosi "beveroni"dagli effetti sconosciuti e spesso devastanti.

E Bartali? Gino hasempre assicurato di non essersi mai dopato, anzi asseriva di avere provatouna sola volta e di essere stato male. Potrebbe anche essere vero: il campionedi Ponte a Ema mangiava, beveva e fumava. Era l'ultimo dei campioni delciclismo eroico. Sosteneva che, a causa della sua bassissima frequenza cardiacaa riposo (intorno alle 30 pulsazioni al minuto), faceva sempre fatica acarburare in partenza. I suoi avversari, che sapevano ciò, lo attaccavanosubito per metterlo in difficoltà.

Allora, prima della partenza, correva ai riparibevendo un paio di caffè e fumando una sigaretta. Sarà tutto vero? Non è maistato provato il contrario.

Anche il ciclista Ivan Basso ha ammessodi aver pagato Eufemiano Fuentes, definito spesso il dottore del doping, perché sognavadi trionfare al Tour de France. ''Il mio sogno - ha dichiarato al processo diMadrid in videoconferenza dal ritiro di Tenerife - è sempre stato essere ilmiglior corridore del mondo. E dopo aver conquistato il Giro, volevo anche ilTour.

Edecco alcuni nomi che hanno fatto parlare di sé non solo per le loro imprese; MarcoPantani, Italia; Tom Simpson,Inghilterra; Jan Ullrich,Germania; Floyd Landis,Stati Uniti; TylerHamilton, Stati Uniti; Ivan Basso,Italia; Danilo DiLuca, Italia; RiccardoRiccò, Italia; AlbertoContador, Spagna; Eddy Merckx,Belgio.

Sono riflessioni che non vogliono cancellare lo spirito agonistico dello sport appassionantequale è il ciclismo, ma ci si domanda se nel mondo del ciclismo possiamo ancora vantare dei campioni inquanto, soprattutto negli ultimi anni, i casi di doping sono presenti ad ogni gara dal giro d'Italiaal Tour de France.

Come continuare ad appassionarsi a questo sport dove i ciclisti, raramente, arrivano al podio grazie alle loro forze masempre più aiutati da sostanze dopanti? Questo mi fa pensare che a vincere non è l'uomo e l'agonismo ma sono le sostanzedopanti e i loro sponsorizzatori. Alla fine di ogni tappa applaudiamo ilmiglior corridore o la miglior sostanza dopante?