Se c'è un corridore amato e benvoluto da tutti sia in gruppo che tra gli appassionati, ebbene quel corridore è proprio Luca Paolini. Perché è un generoso, uno che tante volte ha sacrificato i propri interessi per aiutare i compagni, perché non ha mai avuto un una parola fuori posto o creato polemiche, perché è sempre stato serio, professionale, un vero esempio. E un gran corridore. Un amico di tutti, e lo si è visto anche questa primavera quando davvero in tanti hanno esultato per la sua inattesa vittoria alla Gand Wevelgem, dominata nonostante i 38 anni in una giornata terribile, di freddo, vento e pioggia.

Per questo la notizia della positività di Luca Paolini alla cocaina ha colto di sorpresa e lasciato sconcertati.

La positività alla cocaina

Paolini è risultato positivo ad un controllo effettuato il 7 luglio, al termine della tappa di Cambrai, quella con il pavè vinta da Tony Martin. La positività alla cocaina è ammessa dal regolamento antidoping nei controlli effettuati fuori competizione, non in quelli effettuati nei giorni di corsa. I metaboliti della cocaina possono far scattare la positività anche dopo una decina di giorni dal consumo della cocaina stessa. La prima ricostruzione fa ipotizzare quindi che l'assunzione possa essere avvenuta anche qualche giorno prima della partenza del Tour de France, ma a fare fede è la data del controllo.

Per questo Paolini è stato escluso dal Tour de France e sospeso dalla sua squadra. Potrebbe essere questa l'ultima tappa della sua carriera di corridore, visto che la conferma della positività delle controanalisi farebbe scattare una inevitabile squalifica, anche se la cocaina non può essere ritenuta una vera e propria sostanza dopante, non certo un prodotto usato per migliorare la propria prestazione sportiva.

Le scuse di Paolini

Dopo essere stato investito da un'ondata di polemiche e prese di posizione di tutti i generi, Paolini ha parlato per la prima volta su Twitter, scrivendo alcuni messaggi nel cuore della notte. Il corridore comasco ha chiesto scusa a compagni, colleghi e al mondo del ciclismo in genere, sapendo di aver arrecato un danno d'immagine rilevante, soprattutto per la grande attenzione mediatica che attira il Tour de France. Ma ha scritto soprattutto di voler collaborare con l'Uci per chiarire la vicenda.