Il Tour de France è partito da pochi giorni, la carovana gialla si è messa in strada il 6 luglio da Bruxelles. La tappa di oggi ha visto l'arrivo in volata a Colmar con il primo acuto di Peter Sagan e la maglia gialla saldamente sulle spalle di Julian Alaphilippe. Ma ciò che sta facendo discutere gli appassionati di Ciclismo è l'intervista a un ex volto molto celebre al Tour de France, Lance Armstrong.

Tour de France, Armstrong commenta a NBC Sport i suoi sette anni di regno

Come tutti gli anni Armstrong in concomitanza con il Tour rilascia interviste in cui ripercorre la sua lunga e contraddittoria carriera.

A Mike Tirico lo statunitense ha dichiarato in modo molto schietto e diretto, che lui e le sue squadre avrebbero vinto in ogni caso, anche senza doping. Ovviamente riconosce gli errori fatti, che gli sono costati una carriera, la credibilità e molti soldi in spese legali. Ma anche che loro vennero in Europa per vincere, e vincere con ogni mezzo. Il doping per il texano è stato un errore, pagato a caro prezzo, ma che non cambierebbe nulla della sua carriera.

La preparazione per l'ex campione è stata programmata e curata in ogni dettaglio: la forma fisica, l'alimentazione, la scelta dei materiali e la tattica di squadra.

Si ritiene orgoglioso dell'impegno profuso ma non solo, da sottolineare un passaggio: "Se tutti avessimo corso puliti, avremmo vinto lo stesso tanti Tour".

Il texano, oggi 49 anni, è convinto che le sue squadre potevano contare su un impegno grande e un allenamento intensivo, le tecnologie migliori e che anche senza doping avrebbero comunque vinto tanti Tour de France.

Armstrong sul doping al Tour: 'Non volevo andare a casa'

E allora, si chiede il giornalista NBC Mike Tirico, perchè la scelta di utilizzare sostanze dopanti? Armstrong ormai dopo tanti anni rivela che tutto ciò che è successo, in negativo, è colpa sua. La sua voglia di stare in gruppo, di non tornare a casa e ritirarsi ha fatto si che si avvicinasse alle sostanze proibite conscio del livello di controllo in Europa.

"Abbiamo fatto quello che dovevamo fare per vincere: non era legale - incalza l'ex campione sull'argomento - non era la decisione migliore, ma non cambierei nulla".

Nell'intervista il texano ricorda anche il suo primo approccio al doping, nel 1991. Si ritrovò a gareggiare in Italia per una breve corsa a tappe e gli diedero una sostanza, forse cortisone, ma ai tempi non era neanche rilevabile dai controlli. Il primo doping assunto volontariamente fu invece qualche anno più tardi, nel 1993, era una sostanza legalmente bannata dalle autorità. Chiaramente nell'intervista non ha fatto nomi, ma solo la cronaca di un suo periodo buio, per lui e il ciclismo.

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