L'esitazione di un attimo, l'uscita di strada e un colpo contro un ponticello. Così se n'è andato Bjorg Lambrecht, giovanissimo ciclista della Lotto, durante la terza tappa del Giro di Polonia.

Il ventiduenne belga, dopo un'annata nella formazione Under 23 della Lotto-Soudal, era passato al professionismo lo scorso anno e, come molti giovani che si affacciano su un grande palcoscenico sportivo, sperava in una luminosa carriera, magari costellata da qualche successo e grandi soddisfazioni. Un sogno che però si è bruscamente interrotto nella giornata di ieri.

L'accaduto

Ieri, lunedì 5 agosto, si correva la terza tappa della 76° edizione del Giro di Polonia e, dalle prime ricostruzioni, dopo circa 40 chilometri Lambrecht, mentre si trovava in fondo al gruppo, sarebbe rovinosamente uscito di strada andando a finire in un fosso, dove ha colpito un piccolo ponticello in cemento.

Il ragazzo è stato immediatamente soccorso e c'è stato anche un tentativo di rianimarlo, ma anche l'arrivo tempestivo dell'ambulanza di portarlo velocemente in ospedale, non è servito a nulla. Le condizioni del ciclista belga sono apparse subito disperate e il giovane cuore di Bjorg ha cessato di battere alle ore 19.02.

Un'altra tragedia nel ciclismo

Non è la prima tragedia ciclistica di cui si parla e, purtroppo, non sarà nemmeno l'ultima. Nel 1995 ci lasciava il campione olimpico Fabio Casartelli, vittima di una brutta caduta in discesa durante la 15° tappa del Tour de France. Ai tempi, il casco non era obbligatorio e quella sciagura convinse gli addetti ai lavori a pensare ad una protezione necessaria. Anche se poi si dovettero attendere altri otto anni e la morte del kazako Kivilev, per far sì che le norme sul casco divenissero obbligatorie.

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Cronaca Nera Ciclismo

Nel 2011 durante il Giro d'Italia era stato il belga Wouter Weylandt a morire dopo una caduta. Mentre soltanto due anni fa, abbiamo dovuto assistere alla scomparsa dell'italiano Michele Scarponi, investito accidentalmente da un furgone durante una sessione di allenamento.

Uno sport duro, pericoloso e bellissimo

Marco Pantani, diceva del suo sport: " Il Ciclismo a me piace perché non è uno sport qualunque.

Nel ciclismo non perde mai nessuno, nel loro piccolo vincono tutti. Chi si migliora, chi ha scoperto di poter scalare una vetta in meno tempo rispetto all'anno precedente, chi piange per essere arrivato in cima, chi non è mai stanco, chi ride per una battuta del suo compagno di allenamento". Come spesso capitava, il romagnolo riusciva a trovare le parole più giuste, in questo caso per descrivere la sua passione.

Ogni sportivo si fa trasportare da passione ed emozioni ma, nel ciclismo, il rischio di farsi seriamente male è decisamente alto. Questo sport è spesso sottovalutato, per bellezza, emozioni e pericolosità. Vedere ciclisti che si allenano in mezzo al traffico o che volano a 80/ 90 km orari in discesa, mette i brividi. Gli stessi brividi che molti sportivi hanno provato ieri, quando il giovane Bjorg Lambrecht si è spento.

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