Nella lunga pausa tra una stagione e l’altra si susseguono gli annunci dei corridori che stanno abbandonando il Ciclismo professionistico. Uno degli ultimi ciclisti a confermare la chiusura della carriera è Sergio Pardilla, buon scalatore spagnolo ormai prossimo ai 36 anni. Pardilla ha pagato non solo l’età, ormai non più verdissima, ma anche un problema di salute che lo ha condizionato nella sua ultima stagione.

Il suo nome è andato così ad aggiungersi ad una lista già molto lunga, la quale oltre a corridori un po’ in là con gli anni comprende anche atleti che sarebbero ancora nel pieno dell’attività da un punto di vista puramente anagrafico.

Pardilla: ‘Testa e corpo sono stanchi’

Sergio Pardilla ha annunciato al sito spagnolo Lanzadigital il suo ritiro dal ciclismo professionistico. Buon scalatore, classe ’84, Pardilla aveva iniziato la sua carriera nel 2006 con la Vina Magra, una piccola squadra spagnola riuscendo poi ad arrivare fino al World Tour con la Movistar.

Ha vinto diverse corse in patria, una tappa della Vuelta Burgos e una della Vuelta Andalucia tra le più importanti, segnalandosi anche come un eccellente uomo d’appoggio per i capitani. Nelle ultime stagioni alla Caja Rural aveva trovato di nuovo molto spazio personale, ma questo 2019 lo ha visto cadere nell’anonimato a causa di un problema di salute.

“La mia testa e il mio corpo sono stanchi, quest’anno è stato complicato a causa di una trombosi che si è formata nella mia gamba sinistra” ha dichiarato Pardilla annunciando anche una lieta notizia che ha pesato nella sua scelta di chiudere la carriera.

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“A gennaio diventerò di nuovo padre” ha aggiunto lo spagnolo che si è detto pago e felice per i suoi 14 anni da professionista. “Ho avuto la possibilità di conoscere tante persone, ho fatto tante esperienze e ho tanti bei ricordi, se tornassi indietro rifarei questa scelta di vita” ha concluso Pardilla.

Ritiro precoce per Phinney e Spilak

Nella lunga lista dei corridori che smettono a ci si è aggiunto Sergio Pardilla figurano tanti nomi noti, alcuni con un’età decisamente non da ritiro.

È questo il caso di Taylor Phinney, già maglia rosa al Giro d’Italia 2012. Ad appena 29 anni l’americano ha deciso di chiudere una carriera che prometteva moltissimo ma che si è infranta contro un grave incidente occorsogli nel 2014. Da allora Phinney ha faticato a ritrovarsi sia sul piano fisico che mentale e quest’anno ha corso pochissimo fino alla decisione di smettere.

Piuttosto precoce è anche il ritiro di Simon Spilak, 33enne sloveno specialista delle corse di una settimana, soprattutto quelle in Svizzera.

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Più attese e logiche sono state invece le scelte di altri uomini ormai vicini alla quarantina, a volte anche oltre.

Ha deciso di appendere la bicicletta al chiodo Stijn Devolder, due volte vincitore del Fiandre e campione nazionale del Belgio. A 40 anni e dopo una stagione vissuta al fianco di Mathieu Van der Poel, Devolder ha potuto lasciare senza rimpianti, così come il 38enne Laurens Ten Dam, ottimo gregario olandese.

Lo stesso discorso vale per Mark Renshaw, 37 anni e una carriera spesa in gran parte come apripista di Mark Cavendish, e per i 39enni Ruben Plaza e Lars Bak. Tra i corridori italiani spiccano invece i ritiri di Roberto Ferrari, Manuele Mori e Matteo Montaguti.

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