È passato ormai più di un anno e mezzo da quando Chris Froome è rimasto vittima di un terribile incidente durante la ricognizione della tappa a cronometro del Giro del Delfinato. Da allora il quattro volte vincitore del Tour sta lottando incessantemente, tra alti e bassi ma con una determinazione incrollabile, per riuscire a recuperare pienamente dalle numerose fratture riportate e tornare ai livelli di un tempo. Per tutto il 2020 Froome ha faticato a ritrovare nelle retrovie del gruppo, tornando a correre un grande giro nella Vuelta Espana ma senza mai dare l’impressione di essere vicino alla piena efficienza.

La stagione del campione britannico si è chiusa con il passaggio alla Israel Start Up Nation, con cui sta continuando la sua battaglia per tornare a competere per il successo del Tour de France.

Chris Froome: ‘Il processo di riabilitazione non era completo’

Nonostante le tante difficoltà attraversate in questo lungo periodo passato dopo l’incidente, Chris Froome ha ancora una volontà ferrea e la piena convinzione di poter lottare per la sua quinta maglia gialla, che lo porterebbe al pari dei recordman Anquetil, Hinault, Merckx e Indurain. Il campione britannico ha rivelato che una nuova serie di esami effettuati dopo la Vuelta Espana hanno evidenziato i problemi che ne hanno condizionato il rendimento nel 2020.

“Il più grande apprendimento dell’ultima parte dell’anno è arrivato da alcuni test isocinetici.

Abbiamo scoperto che pedalavo con un deficit di forza del 20% nel quadricipite della gamba destra” ha raccontato Froome. “Fondamentalmente significa che il processo di riabilitazione non era completo al 100%” ha aggiunto il quattro volte vincitore del Tour, che non si è certo abbattuto per questa scoperta ma l’ha presa come il punto di partenza di una nuova fase del processo di ripresa.

“Stiamo facendo delle sessioni di due ore, per tre o quattro volte alla settimana e ci concentriamo sulla costruzione di massa muscolare e forza nella gamba infortunata” ha spiegato Froome.

‘L’età è uno stato mentale’

Chris Froome ha raccontato di aver avuto dei problemi anche a causa di una delle viti che gli erano state applicate per risistemare le fratture.

Il campione britannico ha spiegato di aver sofferto di dolori apparentemente inspiegabili mentre pedalava. “Dopo la Vuelta abbiamo scoperto che una delle viti stava perforando l’osso e causando una leggera sensazione di graffio al muscolo durante la pedalata” ha dichiarato Froome, che nonostante tutti i problemi passati dopo l’incidente, ha ancora la forza di guardare al futuro con fiducia.

“La vedo come la sfida più grande che ho affrontato nella mia carriera. Sto tornando da un infortunio, sono stato fuori per due anni dal Tour de France e dovrò affrontare molti volti nuovi con cui non ho esperienze di sfide dirette, ragazzi come Pogacar e come i miei ex compagni di squadra” ha raccontato il campione della Israel. “L’età è uno stato mentale.

Mi sento relativamente giovane per il Ciclismo. Sono entrato in questo sport un po’ più tardi” ha concluso Froome facendo l’esempio di Valverde, un campione che a quarant’anni suonati riesce ancora a essere tra i migliori al mondo, per far capire come oggi sia possibile essere competitivi anche in età più avanzate rispetto a quanto accadeva in passato.

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