Robert Gesink è uno dei corridori che quest’anno si è fatto vedere più spesso e a lungo in testa al gruppo, soprattutto nelle grandi corse a tappe. L’esperto ciclista olandese si è ritagliato infatti un nuovo ruolo in questa ultima parte della sua lunga carriera, diventando uno dei più forti gregari della Jumbo Visma. Gesink si è impegnato al servizio di Primoz Roglic sia al Tour de France che alla Vuelta Espana, dove ha svolto il suo compito soprattutto nelle tappe di montagna. Il corridore della Jumbo ha raccontato questa nuova esperienza e tanti altri episodi della sua carriera in una lunga intervista al giornale AD, in cui ha parlato apertamente anche di doping.

Gesink: ‘Orgoglioso di quanto fatto'

Robert Gesink era passato al Ciclismo professionistico come un talento in grado di vincere un grande giro. Invece, tra errori e incidenti vari, stagioni di alti e bassi e l’arrivo di altri campioni più dotati, lo scalatore olandese ha ottenuto più piazzamenti che vittorie, senza mai centrare un podio nelle grandi corse a tappe che sembravano il suo terreno ideale. I suoi risultati più prestigiosi restano una vittoria di tappa alla Vuelta Espana, due edizioni del Giro dell’Emilia e un quinto posto al Tour de France.

Gesink però non ha mostrato nessun rimpianto per come è andata la sua carriera e per questi risultati che in molti considerano al di sotto delle aspettative iniziali, bocciandolo come un corridore incompiuto.

“Sarebbe stato fantastico se avessi ottenuto ancora di più, ma sono orgoglioso di quello che ho fatto. Anche con il ruolo che ricopro ora, al servizio degli altri” ha raccontato il corridore della Jumbo Visma durante l'intervista. “Sicuramente all’inizio della mia carriera ho fatto delle scelte che altri hanno fatto in maniera diversa” ha aggiunto Gesink alludendo chiaramente al ricorso al doping.

“Quando sono diventato professionista il doping era molto più comune di ora. Se da giovane avessi scelto la direzione sbagliata allora la mia carriera o sarebbe stata molto diversa o sarebbe già finita adesso” ha continuato Gesink.

‘Avevo le persone giuste intorno a me’

Gesink ha ammesso di aver avuto l’opportunità di fare ricorso al doping nei suoi primi anni nel ciclismo professionistico.

“Ci ho pensato una volta, ma non ci sono mai arrivato molto vicino. È successo intorno a me, faceva parte dello sport e a volte pensi che se vuoi diventare davvero bravo allora devi farlo. Ma fortunatamente avevo le persone giuste intorno a me. Se sei giovane e chi ti consiglia ti dice di andare in una direzione, allora devi essere forte per non farlo” ha raccontato Gesink, che ha poi parlato anche della sua nuova carriera da gregario.

Il corridore olandese non vede questo cambio di ruolo, da leader a uomo d’appoggio, come un ridimensionamento. “Lo faccio anche per la mia stessa soddisfazione. Ricevo molto apprezzamento dai capitani. Ci sono delle volte in cui li vedo così sotto pressione e penso che non è male che il mio ruolo non sia più quello.

Gli aspetti negativi del mio lavoro sono diminuiti, mi sembra di inseguire il mio hobby” ha dichiarato Gesink.

Anche in questa nuova posizione non è mancata però una grande delusione, il finale del Tour de France che ha visto il suo leader Roglic spodestato a sorpresa da Pogacar. “Siamo entrati a Parigi dietro agli uomini della UAE Emirates. Loro non avevano fatto nulla durante il Tour ma hanno guidato sui Campi Elisi come dei trionfatori. Mi ha fatto davvero male, avevo quasi le lacrime agli occhi” ha raccontato Gesink ammettendo però che nel Tour della Jumbo Visma ci sono stati anche degli errori. “Guardandolo ora avremmo dovuto fare più pressione su Pogacar come collettivo perché la sua squadra era meno forte. E ricordo che non ero per niente contento quando ha guadagnato 40 secondi sul Peyresourde” ha dichiarato il corridore della Jumbo Visma.

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