Moreno Argentin, ex campione del ciclismo italiano, ha lanciato un durissimo attacco contro i massimi dirigenti del movimento nazionale, RCS Sport, alcuni ex colleghi e la Rai. Attraverso un post sui suoi canali social, Argentin ha denunciato una situazione irta di conflitti di interesse, in cui i dirigenti sembrano agire più per perseguire vantaggi personali piuttosto che per il bene del movimento ciclistico italiano. Argentin ha puntato il dito direttamente contro Roberto Pella, presidente della Lega del Ciclismo Professionistico e parlamentare di Forza Italia, definendo la sua leadership come un esempio di inefficacia.
Argentin: 'La Lega continua a dare legittimità a RCS'
Secondo Argentin, la Lega è diventata un’istituzione carica di burocrazia, priva di reale potere legislativo, dove nomi illustri di ex campioni si sono trasformati in "cortigiani" per ottenere visibilità, senza incidere realmente sul futuro del ciclismo. "Continuano a dare legittimità a RCS, diventando complici di un’azienda privata che sfrutta le potenzialità del movimento", ha dichiarato Argentin, sottolineando l’urgenza di una riforma profonda.
Sotto il mirino dell’ex ciclista c’è anche Cordiano Dagnoni, Presidente della Federciclismo, accusato di aver ceduto alle pressioni mediatiche legate a un caso scottante che lo coinvolgeva. Argentin ha affermato: "Il Presidente Dagnoni ha piegato la schiena, agendo per interesse personale piuttosto che perseguire il bene del movimento".
Secondo Argentin, per fermare la pressione dei media dopo le denunce riguardo alle "provvigioni irlandesi", Dagnoni avrebbe ceduto la gestione di eventi cruciali come il Giro d’Italia Donne e il Giro d’Italia Next Gen a RCS tramite bandi predisposti ad hoc. Un passo, questo, che segna, nelle parole di Argentin, "la fine dell’autonomia federale a favore di un monopolio privato".
'Il ciclismo non può essere diviso tra bande'
Uno degli aspetti più controversi toccati da Moreno Argentin riguarda la gestione dei diritti televisivi delle corse italiane. L’ex campione propone un cambio radicale, suggerendo di seguire il modello della Serie A di calcio e adottare una vendita collettiva dei diritti, servendosi di una Legge simile a quella Melandri.
"Il ciclismo non può permettersi di essere diviso tra bande. RCS continua a trattare i suoi diritti per conto proprio, penalizzando le gare più piccole e l’intero movimento", ha spiegato Argentin. Questo sistema frammentato sarebbe deleterio, soprattutto in un’epoca in cui la visibilità internazionale è fondamentale per la crescita e il sostentamento del ciclismo.
La Rai è stata oggetto di forti critiche per la gestione delle corse nazionali del ciclismo. Argentin ha messo in evidenza l’assenza di criteri trasparenti all’interno della rete pubblica, evidenziando come molte gare, nonostante siano incluse nel pacchetto di diritti acquisito, finiscano per essere trasmesse in orari scomodi o in formato ridotto, sprecando denaro pubblico.
"Nel 2025, il Gran Premio di Larciano fu prodotto dalla Rai con una diretta costata 100 mila euro, ma nonostante ciò, è stata trasmessa in differita e solo in orario notturno", ha denunciato.
Questo approccio, secondo Argentin, non solo spreca risorse pubbliche, ma mina anche la possibilità di dare adeguata visibilità a eventi che potrebbero contribuire alla promozione del ciclismo italiano. L’ex campione ha quindi chiesto una revisione completa della gestione e della distribuzione dei diritti, sostenendo che una vendita centralizzata potrebbe garantire una redistribuzione più equa delle risorse e una maggiore visibilità per tutte le competizioni. È evidente, secondo Argentin, che il ciclismo ha bisogno di un cambiamento radicale per recuperare un ruolo di rilievo nello sport nazionale.
L’ex campione si è fatto portavoce di un movimento che chiede decisioni audaci e assertive, affinché il ciclismo italiano possa tornare a essere un simbolo di eccellenza e competizione. Solo attraverso una leadership reale, capace di agire per il bene del movimento e non per interessi personali, si potrà sperare in un futuro migliore per il ciclismo tricolore. Con un appello forte e chiaro, Argentin ha messo in discussione le fondamenta stesse del ciclismo italiano, invitando a una riflessione profonda su quale direzione intraprendere.