Il corridore britannico Oscar Onley, recentemente passato dalla Picnic Post NL alla Ineos Grenadiers, ha rilasciato alla BBC delle dichiarazioni significative riguardo alla questione della pulizia nel ciclismo professionistico. Onley ha espresso un'opinione chiara e netta: "È da ingenui pensare che il ciclismo sia pulito." Una frase che risuona forte nel contesto attuale di uno sport che, nonostante i progressi fatti in termini di controlli antidoping, continua a confrontarsi con il proprio passato problematico.
Onley condivide l'opinione di Ben Healy
Nella sua intervista alla BBC, Onley ha sottolineato l'importanza dei test antidoping cui i ciclisti vengono sottoposti ogni anno. "So a quanti test veniamo sottoposti e quanti ne ho fatit personalmente me personalmente durante l'anno e durante il Tour de France", ha dichiarato il corridore britannico, quarto all'ultima edizione della Grande Boucle. Onley ha evidenziato come le misure di controllo siano diventate sempre più stringenti nel tentativo di garantire l'integrità dello sport. Tuttavia, ha anche messo in guardia contro l’idea che ciò possa bastare a rendere il ciclismo completamente esente da pratiche illecite.
"Non credo che il ciclismo sia completamente pulito.
Penso che sia piuttosto ingenuo credere che sia pulito in tutto il mondo", ha aggiunto, rimanendo cauto e realistico nella sua valutazione. Onley non è solo nella sua visione disincantata. Altri ciclisti ancora in gruppo o del recente passato, come Marcel Kittel e Ben Healy, hanno condiviso opinioni simili, sostenendo che il ciclismo difficilmente potrà mai dirsi completamente pulito. Queste dichiarazioni sollevano interrogativi importanti sul futuro dello sport e sulla fiducia che i fan possono riporre nei risultati e nelle performance degli atleti.
'Bisogna concentrarsi su se stessi'
Tuttavia, nonostante il suo scetticismo generale, Oscar Onley ha anche evidenziato un elemento cruciale: la fiducia nel sistema.
"Bisogna concentrarsi su se stessi e avere fiducia che tutti gli altri rispettino le regole", ha affermato. Questa fiducia, come suggerisce il corridore, è fondamentale per mantenere viva la competizione e la motivazione tra gli atleti.
"Con le linee guida che abbiamo, penso che sia molto difficile barare al giorno d'oggi," ha sottolineato, suggerendo che, sebbene ci siano ancora delle ombre, i sistemi di controllo attuali possano limitare notevolmente le possibilità di frode.
La posizione di Onley è rappresentativa di una generazione di corridori che vive un ciclismo diverso rispetto a quello del passato, quando le pratiche di doping erano più diffuse e meno regolate. Gli atleti contemporanei, pur riconoscendo che l’ombra del doping persiste, si trovano a dover navigare in un ambiente in cui le conseguenze delle trasgressioni sono severe e i test più frequenti e rigorosi.