Roma, 19 febbraio 2026 – Superare le barriere fisiche e culturali per favorire la partecipazione attiva delle persone con disabilità: è questo il messaggio emerso dal convegno “Il ring oltre la disabilità – La paraboxe e le nuove frontiere del pugilato”, svoltosi nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati.
Il vicepresidente della Camera, Sergio Costa, ha dichiarato: “c’è la voglia di fare di più. Mi aspetto che nella prossima legge di bilancio si firmi un emendamento affinché possa esserci un finanziamento per boxe e paraboxe.
Siamo stati i primi in Europa a pensare alla paraboxe e vogliamo essere anche i primi a presentarla al comitato paralimpico, abbiamo come obiettivo le Paralimpiadi del 2032.”
Abbattere stereotipi e promuovere inclusione
Costa ha sottolineato la necessità di “sdoganare quel concetto che vuole la boxe come uno sport violento. È uno sport d’arte, ma su 13 milioni di persone diversamente abili in Italia solo il 9% di queste fa sport; un vulnus che dobbiamo superare”.
Anche Flavio D’Ambrosi, presidente della Federazione Pugilistica Italiana, ha ribadito l’importanza di superare gli stereotipi: “gli stereotipi circondano sempre il pugilato. Dimostriamo che lo sport è inclusione e integrazione aprendo il tesseramento a tutte le disabilità.
Dobbiamo abbattere le barriere culturali, l’accesso completo alla pratica sportiva significa non far differenza sul tipo di utenza che entra nelle associazioni sportive”.
Una testimonianza personale che ispira
Simone Dessi, campione italiano e ambassador della Fpi, ha raccontato la sua esperienza: “in una fase depressiva ho scoperto la Paraboxe dicendomi che come faceva stare bene me poteva fare lo stesso anche con altra gente. Ho vinto titoli, sono diventato ambassador della Fpi e ora cerchiamo di lavorare anche in scuole, ospedali e carceri portando la paraboxe in tutta Italia”.
Contesto e prospettive della paraboxe
Il convegno si inserisce in un contesto più ampio di promozione dello sport come strumento di inclusione per le persone con disabilità.
In Italia, infatti, solo una piccola percentuale di persone diversamente abili pratica attività sportiva, nonostante il riconoscimento crescente del valore sociale e terapeutico dello sport adattato.
La paraboxe, disciplina emergente nel panorama paralimpico, rappresenta un’opportunità per ampliare l’offerta sportiva inclusiva e per valorizzare discipline tradizionalmente considerate “violente” sotto una nuova luce, come arte e strumento di empowerment.
Il riferimento alle Paralimpiadi del 2032 indica una visione strategica a lungo termine, che punta a inserire la paraboxe nel programma paralimpico e a garantire risorse adeguate per il suo sviluppo. Il coinvolgimento delle istituzioni, come evidenziato dall’intervento di Costa, è un passo fondamentale per trasformare questa prospettiva in realtà.