Gianluigi Buffon ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di capo delegazione della Nazionale italiana di calcio, un gesto che ha definito “impellente” e “uscito dal profondo”. La decisione, comunicata tramite un post su Instagram, giunge a pochi giorni dalla mancata qualificazione ai Mondiali 2026 e dopo il passo indietro del presidente federale Gabriele Gravina. Buffon ha espresso un profondo senso di responsabilità e gratitudine per l’esperienza vissuta.
Le motivazioni di Buffon
«Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia era un atto impellente, che mi usciva dal profondo», ha dichiarato Buffon, descrivendo la sua scelta come «spontanea come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi».
L’ex portiere ha spiegato di aver atteso, su richiesta, per permettere «le giuste riflessioni a tutti». Tuttavia, con le dimissioni del presidente Gravina, si è sentito «libero di fare quello che sento come atto di responsabilità».
Ha inoltre sottolineato l’importanza di lasciare «a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo». Buffon ha ribadito con chiarezza l’obiettivo principale del suo incarico: «L’obiettivo era riportare al Mondiale la Nazionale e non ci siamo riusciti».
Il bilancio dell'incarico
Durante il suo mandato, Buffon ha affermato di aver svolto il proprio ruolo con grande energia e dedizione, operando come un anello di congiunzione tra i vari settori giovanili.
L’obiettivo era costruire un progetto di crescita strutturato, esteso fino alla Nazionale Under 21. Ha inoltre promosso l’inserimento di figure con forte esperienza, mirando a cambiamenti con una visione a medio e lungo termine, fondati su merito e specializzazione delle mansioni.
Ha concluso il suo messaggio con un tono di profonda gratitudine, definendo la rappresentanza della Nazionale un «onore e una passione che lo devorano sin da ragazzo», e con un sentito «Forza Azzurri sempre».