Il passaggio di Remco Evenepoel alla Red Bull Bora-hansgrohe ha rappresentato uno dei colpi più importanti dell’ultima finestra di mercato nel ciclismo professionistico. Il campione belga, cresciuto sotto l’ala della Soudal Quick-Step, ha deciso di cambiare squadra con l’obiettivo dichiarato di compiere un ulteriore salto di qualità e tentare di imporsi come vero rivale del dominatore del ciclismo Tadej Pogacar. Tuttavia, la stagione primaverile ha mostrato luci e ombre, senza che Evenepoel riuscisse a consolidarsi come molti si aspettavano.
'Senza la pressione del padre sarebbe rimasto con noi'
Il cambio di casacca ha inevitabilmente avuto ripercussioni anche sulla Soudal Quick-Step, che con la partenza del suo ex campione ha rimodellato il proprio progetto. Il team è tornato a puntare maggiormente sulle classiche del pavé, una scelta che ricorda i tempi d’oro della formazione belga, quando queste corse erano il fulcro delle loro ambizioni stagionali.
Ne parla chiaramente il medico del team, il dottor Yvan Vanmol, intervenuto nel podcast Stamcafé Koers, sottolineando come la separazione da Evenepoel abbia avuto un forte impatto emotivo per molte persone all’interno della squadra. “Abbiamo dovuto dirgli addio, e questo ha addolorato la maggior parte delle persone,” ha raccontato Vanmol.
Il medico ha ammesso di aver sofferto personalmente per la partenza del corridore, ma ha spiegato che la situazione era diventata insostenibile.
Nonostante Evenepoel avesse ancora un anno di contratto, la pressione esercitata dal suo agente, che peraltro è suo padre Patrick, ha reso inevitabile la separazione. “Se non ci fosse stata questa costante pressione, Remco sarebbe rimasto con noi,” ha aggiunto Vanmol, specificando come le parole di Patrick Evenepoel, che spesso ha definito la Soudal Quick-Step una squadra di “seconda categoria”, abbiano generato malumori e ferito diverse persone all’interno del team.
'Non bisogna essere falsamente modesti'
Queste dichiarazioni hanno diviso gli animi in casa Soudal Quick-Step: se da un lato alcuni membri sono contenti dell’addio di Remco proprio per il clima che si era creato, dall’altro Vanmol non lesina parole di apprezzamento per il corridore.
“Come persona, non ho assolutamente nulla di male da dire su di lui. È riconoscente ed educato,” spiega il medico.
Il discorso cambia però sul piano agonistico. Nel gruppo, le reazioni di Evenepoel non sempre sono state considerate appropriate. “In corsa a volte ha le reazioni di un calciatore,” confessa Vanmol, riferendosi a certi atteggiamenti plateali che possono risultare eccessivi o fuori luogo nel contesto del ciclismo professionistico. Questa parte del carattere, tuttavia, non va intesa esclusivamente come un difetto: “Il fatto che dica quello che pensa e esprima chiaramente le sue ambizioni è qualcosa di davvero positivo. Non bisogna essere falsamente modesti, soprattutto con la lista impressionante di successi che ha già maturato.”
In conclusione, la figura di Remco Evenepoel resta complessa e sfaccettata. Il suo talento è indiscutibile e le sue ambizioni legittime, ma il modo in cui manifesta determinazione e frustrazione a volte può risultare divisivo.