La quindicesima tappa del Tour de France si è trasformata in un incubo per Jonas Vingegaard, costretto a dire addio ai sogni di gloria in una frazione in cui aveva messo la sua squadra a lavorare intensamente in testa al gruppo. A poco più di venti chilometri dall'arrivo, proprio mentre si trovava a ruota dei compagni intenti a tirare il gruppo prima dell'ascesa decisiva verso Plateau de Solaison, il fuoriclasse danese è scivolato in un'insidiosa curva a destra caratterizzata dalla presenza di uno spartitraffico. Una caduta che lo ha visto rotolare a terra e riportare la frattura della clavicola, costringendolo all'abbandono immediato.

Nonostante l'amarezza per un Tour finito nel peggiore dei modi, Vingegaard ha dimostrato la consueta classe e lucidità poche ore dopo l'incidente. Ai microfoni della televisione danese TV2, il due volte vincitore della Grande Boucle è apparso sereno, dolorante ma già proiettato verso il recupero.

"Sta andando sorprendentemente bene", ha esordito Vingegaard. "Certo, è molto deludente per noi finire così, e che il Tour si chiuda in questo modo, ma a volte il ciclismo è questo. Fortunatamente il danno è limitato: solo una clavicola rotta. In questo momento sento sicuramente dolore, ma ho preso degli antidolorifici e ora sto bene."

Il fattore mentale e la vicinanza alla squadra

La delusione è tanta, ma la reazione psicologica del capitano della Visma-Lease a Bike è da vero leader.

Il pensiero è andato subito agli affetti più cari e, subito dopo, ai compagni rimasti in corsa.

"Ho appena parlato con la mia famiglia, quella era la cosa più importante per me", ha spiegato il danese analizzando l'impatto mentale del ritiro. "Abbiamo fatto un piano su ciò che c'è da fare e ho parlato con la squadra. Non ha senso gettare la spugna, serve solo a peggiorare le cose. Certo, è davvero fastidioso. Siamo delusi, ma spero solo che i ragazzi ora riescano a concentrarsi sulla prossima settimana e magari a vincere una o due tappe". Un chiaro messaggio di incoraggiamento rivolto in particolare a Sepp Kuss, Davide Piganzoli e Bruno Armirail, chiamati ora a tenere alti i colori del team.

Nessun alibi: il caso della moto e il controllo antidoping

Nelle ore successive all'incidente si sono rincorse molte speculazioni sulle cause della caduta. Tra le ipotesi, la traiettoria ingannevole impostata da una moto dell'organizzazione che precedeva il gruppo e il presunto affaticamento dovuto a un controllo antidoping notturno. Persino la maglia gialla Tadej Pogačar ha commentato l'episodio, suggerendo che un test effettuato nella nottata possa aver tolto ore di sonno preziose, inficiando la concentrazione.

Vingegaard, tuttavia, ha preferito spegnere le polemiche sul nascere, dimostrando grande fair play:

  • Sul controllo antidoping: "Beh, è chiaro che non ha aiutato, questo si può dire. Ma se sia stata questa la causa della caduta, non oso dirlo. Non voglio usarlo come scusa, perché anche questo fa parte del ciclismo".

  • Sulla traiettoria della moto: "Forse la moto ha commesso un errore, ma noi corridori non possiamo fidarci ciecamente dei mezzi. Dobbiamo usare il nostro giudizio. Le persone sbagliano, a volte va così e ormai non possiamo cambiare le cose".

Il ritorno a casa e l'operazione

Il Tour de France di Jonas Vingegaard si chiude qui, ma la strada per il rientro inizia immediatamente.

Il corridore lascerà la Francia per fare ritorno in Danimarca, dove si sottoporrà alle cure necessarie per stabilizzare l'infortunio.

"Ora torno a casa per lavorare sulla mia guarigione. Lì dovrò sottopormi a un intervento chirurgico alla clavicola. È un passaggio necessario prima di poter stare di nuovo bene e tornare in sella", ha concluso il campione danese. Il countdown per il suo rientro è già iniziato.