Il Tour de France si accende non solo sulle strade, ma anche dietro le quinte per una vicenda che sta sollevando una bufera mediatica e scuotendo il plotone. I controlli antidoping a sorpresa effettuati nel cuore della notte tra sabato e domenica, rispettivamente alle cinque e alle due del mattino, a Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard prima della decisiva 15ª tappa di montagna, hanno scatenato dure reazioni. Molti si chiedono come sia possibile svegliare i due padroni del Tour nel bel mezzo del recupero psicofisico.

A fare chiarezza – e a lanciare pesanti critiche – è Douwe de Boer, stimato esperto antidoping olandese ed ex direttore del laboratorio WADA di Lisbona, oggi consulente indipendente (noto in passato anche per aver assistito Alberto Contador nel caso clenbuterolo).

Intervistato da WielerFlits, De Boer ha analizzato i retroscena normativi e politici che hanno permesso questo blitz notturno.

La falla nelle regole e il sospetto specifico

Dal 2016, le normative UCI consentono esplicitamente i controlli notturni (nella fascia oraria tra le 23:00 e le 06:00), ma a una condizione ben precisa: deve esserci una ragione fondata o uno specifico sospetto.

I test a Pogačar (UAE Team Emirates) e Vingegaard (Visma | Lease a Bike) sono stati materialmente eseguiti dall'ITA (International Testing Agency). Tuttavia, secondo quanto trapelato dal team olandese, l'ITA ha agito su commissione e per conto dell'AFLD, l'autorità nazionale antidoping francese. Un dettaglio non da poco, che cambia completamente le carte in tavola.

"L'ITA è solo l'organo esecutivo di una politica", ha spiegato Douwe de Boer. "Se i controlli sono stati commissionati dall'AFLD, allora si applicano le regole francesi, che sono storicamente poco chiare. L'AFLD segue la propria strada e non guarda in faccia alle dinamiche interne di uno sport. Al contrario, l'UCI cerca comunque di tutelare gli interessi e il recupero dei corridori."

Lo scontro politico tra UCI e AFLD e il "fattore Seixas"

Dietro la rigidità di questi controlli, secondo l'esperto olandese, si nasconderebbe anche una vecchia e mai sopita rivalità istituzionale: “È risaputo che UCI e AFLD non si sopportino. E questo attrito potrebbe aver influito sulla decisione di far scattare i controlli nel cuore della notte”.

De Boer non usa giri di parole per descrivere lo scenario attuale del Tour, lanciando una provocazione legata anche all'ascesa della nuova stella del ciclismo transalpino, Paul Seixas:

"Se l'AFLD ha in mano la situazione, allora ogni corridore non francese è nei guai. Soprattutto adesso che la Francia ha una nuova stella in classifica come Paul Seixas. A questo punto, sarebbe un merito e un atto di equità se l'AFLD sottoponesse anche Seixas allo stesso identico trattamento notturno."

Il dibattito sull'etica e sulla legittimità di test così invasivi tra due tappe cruciali è appena iniziato. Resta da capire se la Visma e la UAE Team Emirates chiederanno spiegazioni ufficiali per un trattamento che, a detta di molti addetti ai lavori, rischia di alterare la regolarità del recupero dei campioni in corsa.