Valentin Paret-Peintre, corridore della Soudal Quick-Step, ha infammato il dopo corsa nella quarta tappa del Giro di Romandia di ciclismo con dichiarazioni che non passeranno inosservate. Ai microfoni di Eurosport, lo scalatore francese ha espresso apertamente il proprio disappunto per il comportamento delle moto in corsa, che già nei giorni scorsi avrebbero aiutato Tadej Pogacar nel mantenere il controllo sui fuggitivi, con il benestare dell'organizzazione della corsa.

'Negli ultimi due giorni le moto erano troppo vicine'

Valentin Paret-Peintre si è lanciato in fuga nella quarta tappa del Giro di Romandia, che prevedeva nel finale l'ascesa alla dura salita di Jaunpass.

Il gruppo ha però tenuto in pugno la situazione sotot la spinta dei compagni di Pogacar, e non ha permesso ai fuggitivi di guadagnare un vantaggio determinante. Paret-Peintre ha spiegato di aver assistito ai movimenti delle moto nei giorni scorsi, secondo lui tesi ad agevolare la rincorsa del gruppo con Pogacar, e teme che questo sia stato il motivo che ha portato la sua fuga ad accumulare poco vantaggio.

"Spero che le moto non fossero troppo vicine, perché è quello che è successo negli ultimi due giorni", ha affermato, lasciando intendere come questo possa aver influenzato l’andamento della corsa.

'Lo abbiamo già detto più volte'

Paret-Peintre ha poi rincarato la dose, spiegando di vedere in questo comportamento l'idea di favorire le vittorie di Pogacar, ben viste dall'organizzazione della corsa.

"Se gli organizzatori vogliono che Tadej Pogacar vinca, è una loro scelta", ha dichiarato con una punta di sarcasmo che non lascia spazio a molti dubbi.

Non è la prima volta che emergono discussioni riguardo a presunte interferenze delle moto durante le gare del ciclismo professionistico. "Lo abbiamo già detto più volte, è la vita", ha concluso Paret-Peintre con un tono rassegnato, quasi a sottolineare una realtà comune nel mondo del ciclismo che però sembra difficile da modificare.

Le parole del giovane francese scuotono così l’ambiente del Romandia 2026, alimentando dibattiti e riflessioni sull’equità e la trasparenza nelle competizioni. Resta da vedere se gli organizzatori risponderanno a queste accuse o se il tema verrà archiviato come una semplice esternazione di un corridore deluso.